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COMUNICATO STAMPA
24 Ottobre 2004
L’assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana,
mons. Francesco Lambiasi, nell’omelia pronunciata questa mattina
durante la Messa di apertura del secondo giorno di lavori del
congresso nazionale del Meic (Movimento Ecclesiale di Impegno
Culturale) in corso a Roma, ha citato il recente dialogo tra lo
scrittore Marco Lodoli e una sua alunna pubblicato da due quotidiani
italiani (“la Repubblica” e “Avvenire”). “Noi siamo la massa informe”
obiettava l’alunna al professore che la invitava a distinguersi dagli
altri compagni. E mons. Lambiasi ha commentato: “Questa è la
sottocultura televisiva. Ma non è solo colpa della TV. Noi lo
sappiamo: c’è l’eco di Nietszche nelle parole disperate e stroncanti
della ragazzina: l’uomo o è creativo o è nulla”. E ha proseguito:
“Per il cristianesimo ogni uomo vale addirittura il Figlio di Dio,
cioè l’infinito, perché se l’uomo valesse di meno, Dio ci avrebbe
dato di meno. Ma a quella quindicenne questa memoria è stata
troncata. Se non ci convertiremo alla bella notizia di Gesù Cristo,
non potremo risvegliare quella memoria. Anzi finiremo anche noi nelle
sabbie mobili del nichilismo”.
Mons. Lambiasi ha invitato ad “imboccare la strada del Vangelo” anche
per un’altra ragione: “Se l’uomo non si converte, l’ecatombe sarà la
conclusione inevitabile di questa folle corsa verso l’autodistruzione
universale. ‘Se non vi convertirete perirete tutti…’. Forse non nel
fragore delle torri gemelle, ma nel dramma oscuro della sterilità,
della noia, della depressione”.
Per i giornalisti è a disposizione un ufficio stampa tel. 333



