Non solo parole, ma uno stile che è già un esempio
06 Febbraio 2019
di GIROLAMO PUGLIESI
Il “Documento sulla fratellanza
umana per la pace mondiale e la convivenza comune” sottoscritto lo scorso 4
febbraio ad Abhu Dhabi da papa Francesco insieme all’imam di al-Azhar Ahmad
Al-Tayyeb, non soltanto vuole affermare pratiche di dialogo, di tolleranza e di
amicizia, ma nasce dall’attuazione di tali pratiche. Papa Francesco ha infatti dichiarato
ai giornalisti sul volo di ritorno da Abu Dhabi: «Sia il grande Imam con la sua
équipe, sia io con la mia, abbiamo pregato tanto per riuscire a fare questo
documento. […] È un documento che si è sviluppato in quasi un anno, con andata
e ritorno, preghiere…».
Lo stile costituisce già un
esempio di questa opera comune, infatti appare come una sintesi fra Oriente e
Occidente. È orientale la prima sezione, in cui il documento si fa voce («In
nome di…») di tutte quelle categorie di persone (miseri, orfani, vedove,
rifugiati, ecc.) e di dimensioni umane (fratellanza, libertà, giustizia
misericordia, ecc.) messe in pericolo dalla violenza, dalle guerre e dallo
sfruttamento, ma come raccolte (grazie all’utilizzo della figura retorica
dell’inclusione) dalla prossimità Dio («Nel nome di Dio…»).
Una seconda e una terza sezione sono
più occidentali: vi sono chiariti quale percorso, quale metodo e quali premesse
hanno spinto alla produzione di questo documento, vengono espressi i punti che la
Chiesa Cattolica e al-Azhar intendono promuovere in seno alle proprie comunità
nei propri contesti civili.
Particolarmente interessanti
alcuni passaggi del Documento. È lucida l’analisi della condizione di
ingiustizia, violenza e sopraffazione in cui versa buona parte del mondo in
quella «terza guerra mondiale a pezzi» spesso richiamata dallo stesso Papa
Francesco, ma che vede indifferenti o conniventi molti degli stati più ricchi
del mondo.
Numerose sono le parti dedicate
al tema dell’estremismo religioso quale negazione dell’autentica religiosità. La
soluzione proposta è quella di un rinnovato risveglio religioso: «Attestiamo
anche l’importanza del risveglio del senso religioso […] per fronteggiare le
tendenze individualistiche, egoistiche, conflittuali, il radicalismo e
l’estremismo cieco in tutte le sue forme e manifestazioni». Solo una
religiosità autenticamente umana può salvare dall’estremismo. Questo comporta
una certa “laicità” delle stesse religioni: «Infatti Dio, l’Onnipotente, non ha
bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il Suo nome venga usato per
terrorizzare la gente».
E allora, la fratellanza, la
giustizia, la libertà, il pluralismo religioso, il dialogo, la cittadinanza, i
diritti delle donne e dei bambini, la protezione dei deboli, degli anziani e
dei disabili non sono guadagni che le religioni sopportano, ma loro tratti
intrinseci e connaturali. Magari la società civile moderna li ha messi in luce
prima, ma le religioni possono allo stesso modo riconoscerli come propri.
Così questo Documento è «un
invito alla riconciliazione e alla fratellanza tra tutti i credenti, anzi tra i
credenti e i non credenti, e tra tutte le persone di buona volontà […], al fine
di raggiungere una pace universale di cui godano tutti gli uomini in questa
vita».



