La Fuci e la riforma universitaria: oltre le prove di forza
04 Dicembre 2010
Dopo l’approvazione alla Camera, il disegno di legge Gelmini passerà all'esame del Senato subito dopo la votazione sulla mozione di sfiducia al governo in programma il 14 dicembre. Intanto continuano le proteste del mondo universitario da Nord a Sud. Pubblichiamo il documento con cui la Fuci esprime il proprio parere sulla riforma.
Martedì 30 Novembre è stato approvato dalla Camera il disegno di legge concernente Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario, che ora approderà in Senato.
La FUCI riconosce il malessere dell’Università italiana ed il suo bisogno impellente di riforma, una riforma che non la consideri come mero capitolo di spesa ma che sia disposta ad investire in essa, riconoscendola come risorsa fondamentale per il Paese. Ma ancor di più il nostro sistema universitario necessita dell’attenzione di una classe politica che abbia a cuore il futuro dei giovani e dell’istruzione, perché il futuro del nostro Paese passa da lì, dalle aule universitarie.
Esprimiamo il nostro
sostegno a tutti coloro che, avendo a cuore la situazione
dell’Università, si ritrovano in questi giorni, in moltissime città
italiane, per manifestare pacificamente il loro dissenso.
In una
fase storica in cui non dovrebbe più essere necessario ricorrere alla
violenza per far valere i propri diritti, riteniamo doveroso
stigmatizzare ogni forma di violenza gratuita: siamo infatti convinti
che solo dal dialogo possano nascere un’eredità sana e solida per le
prossime generazioni e che della violenza nulla resti se non delle
radici negative. Rappresenta un’assoluta novità l’occupazione di
monumenti del patrimonio artistico – culturale italiano: che sia un
segnale ben preciso per ripartire dalla valorizzazione della cultura
fonte di ricchezza per l’intero Paese?
Queste
manifestazioni richiamano a responsabilità coloro che avrebbero dovuto
discutere prima e in tempi diversi questi disegni legislativi. E’
discutibile infatti l’opportunità politica di una riforma approvata in
un periodo di grande incertezza politica ed alla vigilia di un voto di
fiducia. E se l’Università deve diventare campo di conflitti e vendette
tra partiti politici e corporazioni noi non ci stiamo. Siamo invece a
favore di una mobilitazione che scuota il torpore di un Paese che non
considera l’università come “questione” di tutti.
Per
quanto riguarda più nello specifico il disegno di legge, considerati i
tagli lineari di risorse del ministro Tremonti, le leggi delega
demandate al governo, i regolamenti che le università dovranno
predisporre, constatiamo come le proposte in esso contenute siano in
realtà esposte al rischio di una attuazione parziale. Ci riserviamo,
perciò, di esprimere un parere definitivo dopo l’approvazione in Senato,
ma possiamo sottolineare alcuni punti critici.
Il sistema di valutazione della ricerca: il testo non fa chiarezza sui criteri che verranno utilizzati per la
verifica dell’efficienza della didattica e della ricerca da parte del
Ministero e dell’Anvur.
Ricercatori a tempo determinato: la previsione del cosiddetto sistema di “tenure-track”, che
permetterebbe ai ricercatori, dopo un periodo di massimo 6 anni, di
diventare professore associato, contrasta con la mancanza di risorse da
destinare ai suddetti contratti di ricerca. Quella che potrebbe essere
una norma innovativa a favore del merito e dei ricercatori più bravi,
corre il rischio di trasformarsi in una mannaia contro di loro nel caso
non vengano destinate adeguate risorse.
Diritto allo studio: un’ampia delega al Governo svuota le previsioni volte a valorizzare la
meritocrazia e a rendere effettivo il diritto allo studio, privandole di
ogni efficacia Il Fondo per il merito che viene istituito dalla riforma
non è altro che un contenitore vuoto.
Governance: l’ingresso di elementi esterni al mondo universitario nel Cda dei vari
Atenei dovrà essere contemperato da una precisa definizione dei ruoli,
dei poteri e della composizione dei due organi di governo: Senato
Accademico e Cda. Infatti il disegno di legge sottovaluta le difficoltà
di reperire figure indipendenti disponibili a prendersi le
responsabilità amministrative della gestione degli Atenei. Riteniamo
inoltre necessario valorizzare la rappresentanza studentesca all’interno
di questi collegi.
Disponibilità di fondi: una
riforma che possa definirsi seria e realizzabile necessita di fondi e
risorse economiche certe. Mentre negli altri Paesi europei la tendenza è
quella di non toccare le voci di spesa relative all’istruzione, in
Italia sono soprattutto la Scuola e l’Università ad essere colpite dai
tagli operati dal Governo. La mancanza di disponibilità finanziare rende
vane molte delle previsioni contenute nel testo della riforma.
Da
giovani universitari non siamo disposti a rimanere passivi di fronte
alla condizione di stallo in cui versa, da troppo tempo, l’Università
italiana, né siamo inclini a rigettare ogni proposta che ci venga
presentata. E’ per questo che chiediamo al Ministro dell’Istruzione
l’istituzione di un tavolo che riunisca le associazioni rappresentative,
politiche e non, degli studenti universitari per elaborare
congiuntamente delle iniziative serie ed attente che permettano una
rinascita dell’Università. Chi ha responsabilità pubbliche deve creare
le condizioni perché il dibattito democratico sia attento ed inclusivo.
Siamo
estremamente convinti della necessità di un tale strumento ed è per
questo che ci rivolgiamo direttamente al Ministro Gelmini, alla quale
chiediamo: “Convochi subito questo tavolo. Non domani, ma oggi stesso”.



