Gioia Tauro: "Salvare i posti di lavoro"
09 Febbraio 2010
In queste ore decisive per la crisi del porto di Gioia Tauro, le cui
difficoltà stanno per trascinare centinaia di famiglie verso la cassa
integrazione, il Meic interviene, attraverso un documento del gruppo
diocesano di Oppido-Palmi, per richiamare l'attenzione delle
istituzioni affinché si impegnino per il salvataggio della struttura
portuale. In tempi di crisi economica, afferma la nota, "la perdita
del lavoro diventerebbe, certamente, causa di ulteriore disagio per
centinaia di famiglie le quali, in prevalenza, dispongono soltanto del
reddito in questione": per questo il Meic "invita i vertici delle
aziende interessate a recedere dal loro obiettivo di ridimensionare le
loro attività economiche nel porto di Gioia Tauro perché questo
getterebbe nello sconforto centinaia di lavoratori e le loro famiglie
contribuendo così inevitabilmente ad alimentare il terribile cancro
della malavita, incarnazione visibile del corpo di satana".
Il Meic, esprimendo solidarietà ai lavoratori impegnati in difesa del
proprio lavoro, rivolge il proprio appello a tutte le istituzioni in
campo perchè si impegnino "non soltanto a salvare i posti di lavoro
sino ad ora disponibili, ma anche ad innescare processi virtuosi
capaci di garantire condizioni di sicurezza per le imprese e per ogni
genere di attività civile ed economica, le infrastrutture necessarie e
gli strumenti legislativi più idonei a favorire un vero sviluppo
economico, un’autentica promozione umana e sociale" per la
Calabria.
IL TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO DEL MEIC DI OPPIDO-PALMI
Il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, gruppo “Luigi
Marafioti” della diocesi Oppido-Palmi, preso atto della difficile
situazione venutasi a creare nella struttura portuale di Gioia Tauro a
causa dell’annunciata messa in cassa integrazione di diverse centinaia
di dipendenti;
considerata l’importanza che questo grande complesso riveste per la
già debole economia del nostro territorio;
considerato che i lavoratori impegnati in quella struttura
difficilmente potrebbero avere altre opportunità occupazionali proprio
in un periodo di seria congiuntura economica e di crisi sociale e che,
pertanto, la perdita del lavoro diventerebbe, certamente, causa di
ulteriore disagio per centinaia di famiglie le quali, in prevalenza,
dispongono soltanto del reddito in questione;
INVITA
i vertici delle aziende interessate a recedere dal loro obiettivo di
ridimensionare le loro attività economiche nel porto di Gioia Tauro
perché questo getterebbe nello sconforto centinaia di lavoratori e le
loro famiglie contribuendo così inevitabilmente ad alimentare il
terribile cancro della malavita, incarnazione visibile del corpo di
satana;
RIVOLGE UN ACCORATO APPELLO
alle persone che, a vario titolo, gestiscono organismi istituzionali
di ogni livello, affinché prendano finalmente coscienza di quanto sia
di vitale importanza la crescita di un’economia sana e diversificata
in terra di Calabria e, di conseguenza, mettano in atto tutte quelle
iniziative idonee non soltanto a salvare i posti di lavoro sino ad ora
disponibili, ma anche ad innescare processi virtuosi capaci di
garantire condizioni di sicurezza per le imprese e per ogni genere di
attività civile ed economica, le infrastrutture necessarie e gli
strumenti legislativi più idonei a favorire un vero sviluppo
economico, un’autentica promozione umana e sociale per tutta la nostra
gente;
ESPRIME, INFINE, VIVA E SINCERA SOLIDARIETA’
ai lavoratori in lotta per difendere il proprio lavoro, ricordando a
tutti che il diritto al lavoro resta uno dei più importanti diritti
umani e civili sanciti dalla Costituzione del nostro Stato
democratico.



