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COMUNICATO STAMPA 20 settembre 2003 ISTITUIRE UNA "AUTORITÀ GARANTE DELLE PROFESSIONI E DELLA PROFESSIONALITÀ"
20 Settembre 2003
Il MEIC-Movimento ecclesiale di impegno culturale, riunito dal 19 al
21 settembre alla Domus Pacis di Assisi in Assemblea nazionale
straordinaria sul tema: “Professioni e fede. L’impegno del Meic a 70
anni dalle origini” intende rivolgere un appello alla Camera dei
deputati e al Senato della Repubblica e, in particolare, alle
competenti commissioni parlamentari, perché le proposte e i disegni
di legge in materia di regolamentazione delle professioni possano
riprendere speditamente il loro iter e giungere presto a
conclusione,
facendo chiarezza sui principali punti oggetto di un’annosa
discussione.
L’importanza, quantitativa e qualitativa, della galassia
professionale nell’Italia di oggi impegnata in un crescente processo
di europeizzazione chiede al legislatore un supplemento di
creatività
e di coraggio per indicare sia ai professionisti (di oggi e di
domani) sia ai fruitori interessati alla professionalità e alla
correttezza dell’attività dei professionisti, uno statuto certo, un
complesso preciso di diritti e di doveri, un quadro di speranza per
il domani.
In questa prospettiva l’Assemblea nazionale del MEIC (movimento
ecclesiale di intellettuali), senza pretesa di insegnare ad alcuno e
meno che mai al legislatore il proprio mestiere, si permette di
sottoporre alla valutazione delle Camere alcuni punti di principio,
che amerebbe veder risaltare nella discussione parlamentare e posti
a
fondamento dell’assetto normativo.
1. In primo luogo vorremmo richiamare l’attenzione del legislatore
sulla necessità di superare la concezione della professione come
semplice prestazione o complesso di prestazioni (i testi in
discussione continuano a equiparare i due termini). La professione è
oggi prassi complessa, agire comunicativo, sintesi di interesse
individuale e di impegno civile: il legislatore non può continuare a
considerare il professionista e le professioni come monadi a sé
stanti e svincolate dal contesto, anche perché ciò sarebbe in
contrasto con la lunga evoluzione culturale e pratica che ha da
tempo
individuato nella professione uno degli snodi tra realizzazione
individuale e responsabilità sociale.
2. In secondo luogo la legge dovrebbe contenere un complesso di
incentivi e disincentivi per evitare che le professioni, per usare
un’immagine ripresa da un noto centro di ricerca, “siano curvate su
loro stesse”. Questo vale evidentemente per le “vecchie” professioni
e per gli Ordini e i Collegi professionali che le corredano, ma vale
altresì per le “nuove” professioni, tentate di chiedere al
legislatore un modello “protettivo” ricalcato esattamente su modelli
del passato.
3. In terzo luogo chiediamo al legislatore di valutare
l’opportunità,
da noi considerata con favore, di istituire un’”Autorità garante
delle professioni e della professionalità”, non per sostituirsi agli
Ordini, ai Collegi e alle Associazioni professionali e nemmeno per
esercitare su di essi una funzione tutoria, ma quale momento di
garanzia e di equilibrio tra le diverse professioni e dunque
presidio
e tutela a un tempo per i professionisti e per i cittadini. La
tradizionale vigilanza ministeriale non appare più in condizioni, da
sola, di assicurare un tale momento di garanzia, stante la
complessità del mondo professionale e i conflitti di interessi,
tanti
e tanto pesanti, in esso presenti. In materia di relazioni tra le
professioni, di società professionali, di tariffe, ma domani anche
di
controllo sulla pubblicità, la creazione di un’autorità terza e
autorevole appare, in questo momento, non una fuga dalle
responsabilità da parte del potere politico, ma il modo più concreto
di assumersele.
4. In quarto luogo manifestiamo la convinzione che la nuova legge
quadro sulle professioni debba dettare i principi fondamentali per
tutte le professioni, “vecchie” e “nuove”: qualunque altra soluzione
lascerebbe il dubbio di aver voluto privilegiare ora gli uni ora gli
altri, quando il problema è proprio quello di superare la logica
della legislazione sulle professioni come legislazione di
privilegio.
5. In quinto luogo suggeriamo al legislatore di istituire garanzie a
favore dei giovani praticanti o tirocinanti, mediante ponderate
disposizioni che incentivino la convenienza da parte dei
professionisti ad avvalersi di praticanti e tirocinanti senza che
ciò
crei condizioni di capitis deminutio per questi ultimi.
Per i professionisti riuniti nel MEIC, la professione è il luogo
ordinario di esercizio della laicità cristiana, momento eminente di
quella “vita secondo lo Spirito” cui siamo chiamati.
Per tutti, credenti e non credenti, la professione e la
professionalità costituiscono l'identità fondamentale
dell’appartenenza sociale e come tale la loro considerazione da
parte
del legislatore viene a costituire un tassello importante
dell’ordinamento giuridico.
Certo, siamo consapevoli che la virtù (anche quella professionale)
non si crea per decreto: ma il legislatore può incentivare o
disincentivare comportamenti virtuosi. Confidiamo che lo voglia e
sappia fare, proseguendo con coraggio sulla strada già intrapresa.
I lavori dell’assemblea nazionale straordinaria del MEIC si svolgono
presso la Domus Pacis di Assisi (P.za Porziuncola 1, Santa Maria
degli Angeli). Per i giornalisti è stata allestita una sala stampa.
Ufficio stampa: Ignazio Ingrao, t. 06.6861867/ 333.7202805



