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Il "Progetto Camaldoli” a Foligno: cronaca dell'incontro
03 Giugno 2009
di Alvaro Bucci
“Verso un rinnovato umanesimo, L’antropologia nel Progetto Camaldoli” è stato il tema dell’interessante incontro, organizzato dal gruppo Meic di Foligno, che si è tenuto il 22 maggio scorso presso la Biblioteca Jacobilli e che ha avuto quale relatore il prof.don Dante Cesarini. Si è trattato di una riflessione, attentamente seguita dal pubblico presente, che ha approfondito i contenuti del primo capitolo del documento “Progetto Camaldoli” che il Consiglio nazionale del Meic ha inteso raccogliere in una pubblicazione delle Edizioni Studium uscita di recente.
E proprio in occasione di tale incontro, il dr. Pietro Natalino Pergolari, consigliere nazionale del Movimento, ha consegnato formalmente, per contro del gruppo di Foligno, una copia di tale pubblicazione alle autorità presenti: il sindaco Manlio Marini, il comandante del Centro di selezione e reclutamento dell’Esercito gen. Di Bello, il presidente della Cassa di Risparmio di Foligno dr. Denio D’Ingecco ed il direttore generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno dr. Cristiano Antonietti.
Il documento “Progetto Camaldoli”, che vuole porsi in continuità ideale con il cosiddetto “Codice di Camaldoli”, rappresenta una prima tappa di un percorso di studio durato oltre due anni, che ha coinvolto tutti i gruppi Meic d’Italia, con il coordinamento di quattro gruppi di approfondimento dedicati rispettivamente alle tematiche dell’antropologia e della bioetica, dell’economia e del lavoro, della salvaguardia ambientale, della cittadinanza e delle istituzioni.
Mons. Cesarini, nel presentare i contenuti del primo ambito, ne ha chiarito i vari punti, partendo dal significato della modernità di cui ha richiamato i suoi caratteri paradigmatici (il mito del progresso necessario e infinito, la pretesa del progressivo dominio della natura, l’oggettivismo che sostiene la fede cieca nella scienza, la ragione formale e il ragiomamento ipotetico, l’universalismo naturalistico) e, quindi, la sua crisi che si è delineata a partire dall’esito tragico delle due guerre mondiali che hanno messo in discussione la stessa idea di progresso.
Proseguendo nella sua riflessione, mons. Cesarini si è chiesto che cosa ci sia di modernità nel tempo attuale e così per quanto riguarda la post-modernità, interpretata come presa di coscienza dei limiti del moderno. Di seguito si è soffermato a richiamare l’evoluzione nell’evoluzionismo ed il relativismo (abbandono dei valori forti) evidenziando, infine, le tre icone offerte dal “Progetto” per valutare i comportamenti umani che configurano “mutazioni antropologiche”: homo potens (spavaldo, pavidus (che teme di morire), narcissus (ripiegato in se stesso).
Nella seconda parte della sua relazione, mons. Cesarini ha affrontato ampiamente il tema della proposta di un “nuovo umanesimo”, non più fondato sulla centralità arrogante del sapere-potere dell’uomo, ma che considera “l’uomo come complessità, non relegato nello scientismo, ricercatore delle cause immediate dei fenomeni, ma anche come artista e come capace di preghiera”. Inoltre il nuovo umanesimo è attento alle responsabilità sociali di ciascuno, non chiuso nel proprio io ma aperto alla partecipazione, al dialogo, al confronto, da cui deriva “una sana laicità, lontana sia dal confessionalismo intollerante che all’incredulità sorda e a suo modo violenta”.
Infine, il nuovo umanesimo, ha precisato mons. Cesarini concludendo, “è una costruzione che dipende da ciascuno di noi; occorre comunque una forte energia spirituale, che il cristianesimo è disposto a procurare”.
“Verso un rinnovato umanesimo, L’antropologia nel Progetto Camaldoli” è stato il tema dell’interessante incontro, organizzato dal gruppo Meic di Foligno, che si è tenuto il 22 maggio scorso presso la Biblioteca Jacobilli e che ha avuto quale relatore il prof.don Dante Cesarini. Si è trattato di una riflessione, attentamente seguita dal pubblico presente, che ha approfondito i contenuti del primo capitolo del documento “Progetto Camaldoli” che il Consiglio nazionale del Meic ha inteso raccogliere in una pubblicazione delle Edizioni Studium uscita di recente.
E proprio in occasione di tale incontro, il dr. Pietro Natalino Pergolari, consigliere nazionale del Movimento, ha consegnato formalmente, per contro del gruppo di Foligno, una copia di tale pubblicazione alle autorità presenti: il sindaco Manlio Marini, il comandante del Centro di selezione e reclutamento dell’Esercito gen. Di Bello, il presidente della Cassa di Risparmio di Foligno dr. Denio D’Ingecco ed il direttore generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno dr. Cristiano Antonietti.
Il documento “Progetto Camaldoli”, che vuole porsi in continuità ideale con il cosiddetto “Codice di Camaldoli”, rappresenta una prima tappa di un percorso di studio durato oltre due anni, che ha coinvolto tutti i gruppi Meic d’Italia, con il coordinamento di quattro gruppi di approfondimento dedicati rispettivamente alle tematiche dell’antropologia e della bioetica, dell’economia e del lavoro, della salvaguardia ambientale, della cittadinanza e delle istituzioni.
Mons. Cesarini, nel presentare i contenuti del primo ambito, ne ha chiarito i vari punti, partendo dal significato della modernità di cui ha richiamato i suoi caratteri paradigmatici (il mito del progresso necessario e infinito, la pretesa del progressivo dominio della natura, l’oggettivismo che sostiene la fede cieca nella scienza, la ragione formale e il ragiomamento ipotetico, l’universalismo naturalistico) e, quindi, la sua crisi che si è delineata a partire dall’esito tragico delle due guerre mondiali che hanno messo in discussione la stessa idea di progresso.
Proseguendo nella sua riflessione, mons. Cesarini si è chiesto che cosa ci sia di modernità nel tempo attuale e così per quanto riguarda la post-modernità, interpretata come presa di coscienza dei limiti del moderno. Di seguito si è soffermato a richiamare l’evoluzione nell’evoluzionismo ed il relativismo (abbandono dei valori forti) evidenziando, infine, le tre icone offerte dal “Progetto” per valutare i comportamenti umani che configurano “mutazioni antropologiche”: homo potens (spavaldo, pavidus (che teme di morire), narcissus (ripiegato in se stesso).
Nella seconda parte della sua relazione, mons. Cesarini ha affrontato ampiamente il tema della proposta di un “nuovo umanesimo”, non più fondato sulla centralità arrogante del sapere-potere dell’uomo, ma che considera “l’uomo come complessità, non relegato nello scientismo, ricercatore delle cause immediate dei fenomeni, ma anche come artista e come capace di preghiera”. Inoltre il nuovo umanesimo è attento alle responsabilità sociali di ciascuno, non chiuso nel proprio io ma aperto alla partecipazione, al dialogo, al confronto, da cui deriva “una sana laicità, lontana sia dal confessionalismo intollerante che all’incredulità sorda e a suo modo violenta”.
Infine, il nuovo umanesimo, ha precisato mons. Cesarini concludendo, “è una costruzione che dipende da ciascuno di noi; occorre comunque una forte energia spirituale, che il cristianesimo è disposto a procurare”.



