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"L'antropologia cristiana tra modernità e postmodernità"
25 Ottobre 2003
Una vera e propria opportunità di “arricchimento culturale” hanno
ritenuto di aver ricevuto i partecipanti all’incontro di riflessione,
tenutosi sabato 11 ottobre scorso presso il Seminario Vescovile,
ascoltando la relazione di Mons. Ignazio Sanna sul tema
“L’antropologia cristiana tra modernità e postmodernità”.
All’incontro, organizzato dal Gruppo MEIC di Foligno unitamente alle
associazioni AMCI, AIMC ed UCIIM, hanno partecipato anche il
vicepresidente nazionale del Meic Carlo Cirotto e la consigliera
nazionale Annarita Caponera. Presente anche il Vescovo di Foligno
Mons. Arduino Bertoldo.
Dopo la presentazione dell’incontro e del relatore da parte del
presidente del Gruppo Meic di Foligno Alvaro Bucci, mons. Sanna ha
esordito partendo dal concetto di postmodernità come “dissoluzione
della sintesi culturale moderna e l’avvento del pensiero debole e
della crisi della ragione”.
Ha quindi individuato alcuni “passaggi”, che configurano le
coordinate concettuali della postmodernità (pluralismo,
soggettivismo, nichilismo), dentro cui vanno ricercati i nodi
antropologici della stessa posmodernità: dall’uomo che condivide
un’unica verità all’uomo che condivide molte verità, dall’uomo che
riconosce un’unica razionalità oggettiva all’uomo che ritiene valide
molte e diverse esperienze soggettive, dall’uomo che vive un’unica
morale all’uomo che accetta molteplici opzioni etiche.
Mons. Sanna si è quindi soffermato ampiamente ad analizzare gli
aspetti di questi passaggi, raggruppandoli nei seguenti tre nodi
problematici: etica del viandante, dilatazione del desiderio e
perdita della speranza.
Etica del viandante
L’etica del viandante appare, tra l’altro, conseguente al fatto che
nella posmodernità “l’ipotesi prevale sulla certezza” e che “le
ideologie si sono sfaldate e con l’ideologia si è sfaldato il dominio
di appartenenza e si è innescato un processo migratorio che non
conosce confini nella geografia della vita”. L’etica che deriva da
questa situazione è un’etica “del viandante” che dissolve certezze e
recinti, che non si appella al diritto o alla norma ma
all’esperienza, che non dispone di mappe ma inventa il percorso di
volta in volta.
Un aspetto del tutto particolare del pluralismo di quest’ambito etico
è rappresentato dal cosiddetto “turismo dei diritti” conseguente
alla libertà di circolazione da un paese all’altro, che spinge i
cittadini a muoversi per ricercare i luoghi dove può essere
riconosciuto un diritto negato nel proprio paese.
Dilatazione del desiderio
In ordine al passaggio da un’unica razionalità oggettiva alle molte
esperienze soggettive, è indubbio che il primato del sentimento sulla
ragione ha procurato una certa dilatazione del desiderio. Si è
passati dalla cultura dei diritti dell’uomo – ha spiegato mons. Sanna
– a quella dell’uomo dei diritti, ed il diritto più rivendicato è
quello del piacere, inteso come la fonte e la base della felicità. Si
arriva pertanto a desiderare di tutto, senza aver bisogno di niente.
Per affrontare la sfida di questa cultura particolare, bisognerebbe
passare dalla dilatazione del desiderio all’educazione del
desiderio.
La perdita della speranza
Per quanto riguarda, infine, il passaggio dall’unica morale oggettiva
alle molte opzioni etiche, la conseguente diffusione del nichilismo
teorico e pratico ha prodotto una sorta di uomo nichilista, che vive
alla giornata, senza sapere esattamente dove stia andando, che cosa
sia meglio fare o non fare, che senso ultimo abbia il suo lavorare,
soffrire, gioire, essere liberi.. Al posto del bene da compiere egli
sostituisce l’utile da conseguire e la libertà la riduce solo e
sempre a spontaneità.. Gli unici valori che ancora contano sono
l’abilità personale nel condurre gli affari, l’utilità economica e
l’identità territoriale.
L’uomo immagine di Dio
Per affrontare e in certa misura risolvere i nodi antropologici sopra
esposti, mons. Sanna, concludendo la sua relazione, ha richiamato la
concezione dell’antropologia cristiana dell’uomo come immagine di
Dio, la quale, di fatto, costituisce la base teorica e pratica del
concetto della dignità dell’uomo, che fonda e solidifica l’umanità
dell’uomo. Tale concezione, inoltre, sempre secondo mons. Sanna che
ha offerto una serie di esempi esplicativi, apre prospettive nuove
che aiutano a superare le contraddizioni dei nodi presi in esame.
Alvaro Bucci



