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COMUNICATO STAMPA
25 Agosto 2004
Un deciso appello a ripensare la presenza dei credenti nel mondo
delle professioni è stato lanciato dalla Settimana teologica
organizzata dal Meic (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) in
collaborazione con l’Uciim (Unione Cattolica Italiana Insegnanti
Medi) e in corso al Passo della Mendola/Ruffrè (Trento). I lavori,
che si sono aperti lunedì 23 agosto e si concludono domani, 26
agosto, mettono a confronto professionisti cristiani, teologi e
biblisti.
Mons. Bruno Maggioni (docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale) ha commentato un testo della Genesi (“Riempite la terra e soggiogatela”) invitando a superare l’alternativa tra “uomo economico” e “uomo solidale”, in favore di una maggior valorizzazione del cosiddetto “uomo estetico”. Ciascun individuo, ha detto mons. Maggioni, deve condividere lo sguardo ammirato di Dio che ha tratto dal caos le sue creature e le ha fatte non soltanto utili e buone ma anche belle. L’uomo “economico”, troppo proteso verso l’avere, non è in grado di instaurare un rapporto corretto con la terra. E neppure è in grado di far questo l’uomo “solidale”, se è unicamente proteso a progettare un mondo per tutti. Il biblista suggerisce invece di valorizzare l’uomo “estetico”, capace di guardare la terra con uno sguardo stupito che ne coglie la bellezza e il rinvio a un oltre, a una trascendenza: un uomo capace di contemplare, cioè di riconoscere il primato di Dio. Per il teologo mons. Ignazio Sanna (Pro-Rettore della Pontificia Università Lateranense e assistente nazionale del Meic) una professione ben condotta è già di per sé realizzazione del disegno creatore di Dio. Citando Gioberti e Rosmini, Sanna ha ricordato che civiltà e religione, cultura e fede, camminano insieme secondo un nesso inestricabile.
Dopo le intuizioni conciliari sul rapporto tra attività professionale e completamento della creazione, ha ricordato mons. Sanna, è stata l’enciclica “Laborem exercens” di Giovanni Paolo II ad avere compiutamente affermato, nel 1981, il valore teologico dell’attività professionale e del lavoro.
Tradurre nel concreto queste indicazioni significa, secondo Ignazio Marino, chirurgo e direttore della divisione trapianti del Th. Jefferson University Hospital di Philadelphia, che “il medico professionista deve prendersi cura del paziente (to care) e non semplicemente curare (to cure)”. Solo con questa attenzione, ha proseguito Marino, è possibile “superare l‘enfasi che viene posta sull’aspetto del profitto che condiziona anche il campo sanitario” con le conseguenti aberrazioni. Dello stesso avviso anche Daniela Mazzuconi, dirigente di strutture socioassistenziali e già Sottosegretario alla Giustizia: “Nello stesso termine ‘professione’ – ha osservato Mazzuconi – è implicita una responsabilità pubblica” che va sempre tenuta in considerazione. Spostando la riflessione sulle professioni al mondo della scuola, Luciano Corradini, ordinario di pedagogia all’Università di Roma “La Sapienza” e presidente dell’Uciim, ha sollecitato la stesura di un “codice deontologico per gli insegnanti” che serva da guida anche in mancanza di un ordine professionale.
Mons. Bruno Maggioni (docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale) ha commentato un testo della Genesi (“Riempite la terra e soggiogatela”) invitando a superare l’alternativa tra “uomo economico” e “uomo solidale”, in favore di una maggior valorizzazione del cosiddetto “uomo estetico”. Ciascun individuo, ha detto mons. Maggioni, deve condividere lo sguardo ammirato di Dio che ha tratto dal caos le sue creature e le ha fatte non soltanto utili e buone ma anche belle. L’uomo “economico”, troppo proteso verso l’avere, non è in grado di instaurare un rapporto corretto con la terra. E neppure è in grado di far questo l’uomo “solidale”, se è unicamente proteso a progettare un mondo per tutti. Il biblista suggerisce invece di valorizzare l’uomo “estetico”, capace di guardare la terra con uno sguardo stupito che ne coglie la bellezza e il rinvio a un oltre, a una trascendenza: un uomo capace di contemplare, cioè di riconoscere il primato di Dio. Per il teologo mons. Ignazio Sanna (Pro-Rettore della Pontificia Università Lateranense e assistente nazionale del Meic) una professione ben condotta è già di per sé realizzazione del disegno creatore di Dio. Citando Gioberti e Rosmini, Sanna ha ricordato che civiltà e religione, cultura e fede, camminano insieme secondo un nesso inestricabile.
Dopo le intuizioni conciliari sul rapporto tra attività professionale e completamento della creazione, ha ricordato mons. Sanna, è stata l’enciclica “Laborem exercens” di Giovanni Paolo II ad avere compiutamente affermato, nel 1981, il valore teologico dell’attività professionale e del lavoro.
Tradurre nel concreto queste indicazioni significa, secondo Ignazio Marino, chirurgo e direttore della divisione trapianti del Th. Jefferson University Hospital di Philadelphia, che “il medico professionista deve prendersi cura del paziente (to care) e non semplicemente curare (to cure)”. Solo con questa attenzione, ha proseguito Marino, è possibile “superare l‘enfasi che viene posta sull’aspetto del profitto che condiziona anche il campo sanitario” con le conseguenti aberrazioni. Dello stesso avviso anche Daniela Mazzuconi, dirigente di strutture socioassistenziali e già Sottosegretario alla Giustizia: “Nello stesso termine ‘professione’ – ha osservato Mazzuconi – è implicita una responsabilità pubblica” che va sempre tenuta in considerazione. Spostando la riflessione sulle professioni al mondo della scuola, Luciano Corradini, ordinario di pedagogia all’Università di Roma “La Sapienza” e presidente dell’Uciim, ha sollecitato la stesura di un “codice deontologico per gli insegnanti” che serva da guida anche in mancanza di un ordine professionale.
Il programma completo della “Settimana teologica” è sul sito www.meic.net Per informazioni: ufficio stampa del Meic tel. 06.6861867 – 333.7202805



