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COMUNICATO STAMPA

24 Ottobre 2004

“La storia del mondo può essere interpretata come una battaglia continua tra le virtù della sedentarietà e le opportunità del nomadismo”, ha affermato lo scrittore francese Jacques Attali, rivolgendosi ai partecipanti all’VIII congresso nazionale del Meic (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) in corso a Roma sul tema “Correre, competere, confliggere. E contemplare?”. Autore di un recente volume intitolato “L’homme nomade” (Fayard 2003) il noto scrittore francese ha risposto alle domande del giornalista di “Famiglia Cristiana” Alberto Bobbio e dei partecipanti al congresso. “L’umanità è sempre stata nomade – ha detto Attali – e la sedentarietà può essere vista solo come una parentesi della condizione umana”. Così come l’Impero romano è crollato sotto l’urto di popoli nomadi, anche l’Impero americano, ha osservato Attali, “può finire” travolto da altri popoli nomadi, a meno che non si affermi “una nuova presa di coscienza dell’unità planetaria della famiglia umana che si apra ad una governance mondiale”. In questa prospettiva possono affermarsi “istituzioni sedentario-nomadi come ad esempio l’Unione Europea che si fonda proprio sulla libertà di circolazione e di movimento”.
“Non abbiate paura”: l’invito del papa, ha osservato lo scrittore francese, deve diventare lo slogan del XXI secolo per rimetterci in cammino e non rinchiuderci nella sedentarietà. Nomadismo, ha spiegato Attali, significa infatti “libertà, democrazia, diritto a muoversi e a cambiare”. Oggi assistiamo invece a tre forme distorte del nomadismo: “Un piccola percentuale di abitanti del mondo che sono nomadi di lusso e possono spostarsi e viaggiare con tutte le possibilità offerte dal progresso. Una grande massa di poveri costretti al nomadismo dal bisogno. E una classe media che ha accesso solo ai simboli del nomadismo, cioè la distrazione e il divertimento”. Stiamo diventando così, pericolosamente, dei “nomadi distratti”, secondo Attali, incapaci di dare un senso al nostro muoverci, anche solo con la fantasia. Occorre prendere esempio dalla Chiesa, ha suggerito lo scrittore francese, che “è l’istituzione che nella storia ha saputo meglio interpretare le virtù del nomadismo e le ha tradotte nel pellegrinaggio”. L’invito dunque è ad assumere la dimensione del pellegrinaggio come dimensione centrale della nostra esistenza: pellegrini, cioè nomadi con una Meta.

 

Per i giornalisti è a disposizione un ufficio stampa