L'incontro fra Oriente e Occidente al centro dei lavori di Camaldoli
26 Agosto 2010
CAMALDOLI (AR) - Prosegue a Camaldoli la Settimana
teologica del Meic, dedicata a "L'uomo nelle religioni". Dopo la prima
parte del convegno, incentrata sulla teologia delle religioni e
sull'antropologia cristiana, gli oltre cento partecipanti, membri del
movimento intellettuale cattolico provenienti da tutta Italia, sono
stati impegnati nell'approfondimento della visione
dell'uomo nelle fedi orientali, dal buddismo all'induismo. Un tema con
forti ricadute sulla questione dei rapporti tra Occidente e Oriente
nella società globalizzata, sempre più segnata dai flussi migratori e
dai contesti multireligiosi.
Il presidente del Meic Carlo Cirotto ha
tracciato un bilancio di questa prima parte dell'iniziativa: "E'
veramente necessario approfondire la conoscenza delle diverse religioni
per superare la visione stereotipata che ce ne fa parlare come di
blocchi unici: non si può parlare di 'buddismo' ma di 'buddismi', così
come abbiamo visto che ci sono molte e diverse forme di spiritualità
induista. Quello che è certo è che nelle fedi orientali vi sono dei
semi condivisi, per esempio la comune aspirazione dell'uomo al
superamento del limite, che possono essere la base di un incontro e di
un dialogo con i cristiani".
"C'è bisogno di un vero incontro tra l’Occidente e l’Oriente - ha spiegato Benedict Kanakappally,
indiano, docente di Fenomenologia delle religioni alla Pontificia
Università Urbaniana - e incluso in questo è anche l’incontro della
spiritualità. Se un incontro dialogico profondo con le spiritualità
indù è sempre auspicabile per il cristianesimo in genere, esso rimane
la via obbligata per i cristiani dell’India. Sebbene il cristianesimo
abbia preso piede in India già nei primi secoli, culturalmente esso è
rimasto in un limbo, e anche oggi dà l’impressione di non sapere o,
anche peggio, di non volere entrare in un serio dialogo culturale con
le spiritualità indiane. La questione dell’adattamento culturale della
spiritualità cristiana in India assume un senso d’urgenza proprio oggi,
di fronte all’integralismo culturale religioso indù che si oppone al
cristianesimo e alle sue attività in India, e giustifica la sua presa
di posizione nei confronti del cristianesimo in nome proprio di una sua
percepita estraneità culturale al paese".
Sulla stessa esigenza di incontro dialogico si è espresso Cinto Busquet (nella foto),
teologo catalano della Pontificia Università Urbaniana ed esperto di
culti dell'estremo Oriente: "La Chiesa, aprendosi all'Oriente in modo
radicale come ha iniziato a fare dal Concilio in poi, diventa così
veramente 'cattolica'. Le nuove inculturazioni orientali diventano
sempre più presenze affatto secondarie anche nel cristianesimo".
Domani la Settimana si chiuderà con l'intervento dell'islamista Francesco Zannini e con le conclusioni del presidente Cirotto.
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Cinto Busquet - ''L'uomo nelle religioni dell'Estremo Oriente''