Menu principale
In evidenza
BANNER 5X1000
banner facebook
Banner Giovani
Newsletter
Area riservata
News
PrintE-mail

Appello del MEIC sulle professioni

25 Ottobre 2003

Il MEIC-Movimento ecclesiale di impegno culturale rivolge un appello alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica e, in particolare, alle competenti commissioni parlamentari, perché le proposte e i disegni di legge in materia di regolamentazione delle professioni possano riprendere speditamente il loro iter e giungere presto a conclusione, facendo chiarezza sui principali punti oggetto di un’annosa discussione. L’importanza, quantitativa e qualitativa, della galassia professionale nell’Italia di oggi, impegnata in un crescente processo di europeizzazione, chiede al legislatore un supplemento di creatività e di coraggio per indicare sia ai professionisti (di oggi e di domani), sia ai fruitori interessati alla professionalità e alla correttezza dell’attività dei professionisti, uno statuto certo, un complesso preciso di diritti e di doveri, un quadro di speranza per il domani. In questa prospettiva l’Assemblea nazionale del MEIC (movimento ecclesiale di intellettuali) si permette di sottoporre alla valutazione delle Camere alcuni punti di principio, che amerebbe veder risaltare nella discussione parlamentare e posti a fondamento dell’assetto normativo. 1. In primo luogo, vorremmo richiamare l’attenzione del legislatore sulla necessità di superare la concezione della professione come semplice prestazione o complesso di prestazioni (i testi in discussione continuano a equiparare i due termini). La professione è oggi prassi complessa, agire comunicativo, sintesi di interesse individuale e di impegno civile. Il legislatore non può continuare a considerare il professionista e le professioni come monadi a sé stanti e svincolate dal contesto, anche perché ciò sarebbe in contrasto con la lunga evoluzione culturale e pratica che ha da tempo individuato nella professione uno dei principali raccordi tra realizzazione individuale e responsabilità sociale. 2. In secondo luogo, la legge dovrebbe contenere un complesso di incentivi e disincentivi per evitare che le professioni, per usare un’immagine ripresa da un noto centro di ricerca, “siano curvate su loro stesse”. Questo vale evidentemente per le “vecchie” professioni e per gli Ordini e i Collegi professionali che le corredano, ma vale altresì per le “nuove” professioni, tentate di chiedere al legislatore un modello “protettivo” ricalcato esattamente su modelli del passato. 3. In terzo luogo, chiediamo al legislatore statale di valutare l’opportunità, da noi considerata con favore, di istituire, previe le necessarie intese con le Regioni (anche ai fini del rispetto delle competenze regionali ai sensi dell’art. 117, comma 3, Cost.), un’“Autorità garante delle professioni e della professionalità”, non per sostituirsi agli Ordini, ai Collegi e alle Associazioni professionali e nemmeno per esercitare su di essi una funzione tutoria, ma quale momento di garanzia e di equilibrio tra le diverse professioni e dunque presidio e tutela a un tempo per i professionisti e per i cittadini. La tradizionale vigilanza ministeriale non appare più in condizioni, da sola, di assicurare un tale momento di garanzia, stante la complessità del mondo professionale e i conflitti di interessi, tanti e tanto pesanti, in esso presenti. In materia di relazioni tra le professioni, di società professionali, di tariffe, ma domani anche di controllo sulla pubblicità, la creazione di un’autorità terza e autorevole appare, in questo momento, non una fuga dalle responsabilità da parte del potere politico, ma il modo più concreto di assumersele. 4. In quarto luogo, manifestiamo la convinzione che la nuova legge quadro sulle professioni debba dettare i principi fondamentali per tutte le professioni, “vecchie” e “nuove”: qualunque altra soluzione lascerebbe il dubbio di aver voluto privilegiare ora le une ora le altre, quando il problema è proprio quello di superare la logica della legislazione sulle professioni come legislazione di privilegio. 5. In quinto luogo suggeriamo al legislatore di istituire garanzie a favore dei giovani praticanti o tirocinanti, mediante ponderate disposizioni che incentivino la convenienza da parte dei professionisti di avvalersi di praticanti e tirocinanti senza che ciò crei condizioni di capitis deminutio per questi ultimi. Per i professionisti riuniti nel MEIC, la professione è il luogo ordinario di esercizio della laicità cristiana, momento eminente di quella “vita secondo lo Spirito” cui siamo chiamati. Per tutti, credenti e non credenti, la professione e la professionalità sono l’identità fondamentale dell’appartenenza sociale e come tale la loro considerazione da parte del legislatore viene a costituire un tassello importante dell’ordinamento giuridico. Certo, siamo consapevoli che la virtù e il senso di umanità (anche quelli professionali) non si creano per decreto: ma il legislatore può incentivare o disincentivare comportamenti virtuosi. Confidiamo che lo voglia e sappia fare, proseguendo con coraggio sulla strada già intrapresa.