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Respingimenti: Meic, non buonismo ma compassione, no alla chiusura indiscriminata
13 Maggio 2009
Il presidente Cirotto interviene con una nota sulle politiche
italiane contro l'immigrazione clandestina: si trovino vie
diplomatiche per stroncare la tratta e salvaguardare la dignità delle
persone. L'Europa - chiede il Meic - cambi atteggiamento e si faccia
carico del problema.
ROMA, 13 MAGGIO 2009 - "Non per buonismo, ma per compassione", bisogna trovare "vie politiche e diplomatiche, a livello nazionale ed internazionale, in modo che sia stroncata la tratta degli immigrati e sia sempre salvaguardata la loro dignità": è la presa di posizione del Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale) che interviene nel dibattito sul respingimento delle imbarcazioni cariche di clandestini. In una nota, il presidente nazionale Carlo Cirotto ricorda che si tratta di "donne, uomini e bambini disperati che fuggono dalla fame, dalle epidemie e dalle guerre di un continente ridotto allo stremo dall’ingordigia dei già ricchi, e che si vedono sbarrare all’improvviso quelle vie di salvezza che fino a ieri erano aperte".
Per Cirotto "non è pensabile di accogliere indiscriminatamente tutti coloro che approdano sulle nostre coste", ma una chiusura totale è sbagliata, specialmente tenendo conto che la Libia, dove vengono ricondotte le imbarcazioni, è "un paese che non dimostra sensibilità verso i diritti umani", e quindi non in grado di riconoscere e proteggere i rifugiati politici.
Il Meic, conclude il presidente, invoca un atteggiamento diverso e un ruolo decisivo da parte dell'Europa, che invece finora, "come appare evidente dalle contraddittorie dichiarazioni di questi ultimi giorni, ha dimostrato insensibilità al problema, nonostante che alcuni suoi membri, come l’Italia, ne siano direttamente interessati e che anche gli altri membri non possano dirsi esenti da un coinvolgimento in progressivo aumento".
ROMA, 13 MAGGIO 2009 - "Non per buonismo, ma per compassione", bisogna trovare "vie politiche e diplomatiche, a livello nazionale ed internazionale, in modo che sia stroncata la tratta degli immigrati e sia sempre salvaguardata la loro dignità": è la presa di posizione del Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale) che interviene nel dibattito sul respingimento delle imbarcazioni cariche di clandestini. In una nota, il presidente nazionale Carlo Cirotto ricorda che si tratta di "donne, uomini e bambini disperati che fuggono dalla fame, dalle epidemie e dalle guerre di un continente ridotto allo stremo dall’ingordigia dei già ricchi, e che si vedono sbarrare all’improvviso quelle vie di salvezza che fino a ieri erano aperte".
Per Cirotto "non è pensabile di accogliere indiscriminatamente tutti coloro che approdano sulle nostre coste", ma una chiusura totale è sbagliata, specialmente tenendo conto che la Libia, dove vengono ricondotte le imbarcazioni, è "un paese che non dimostra sensibilità verso i diritti umani", e quindi non in grado di riconoscere e proteggere i rifugiati politici.
Il Meic, conclude il presidente, invoca un atteggiamento diverso e un ruolo decisivo da parte dell'Europa, che invece finora, "come appare evidente dalle contraddittorie dichiarazioni di questi ultimi giorni, ha dimostrato insensibilità al problema, nonostante che alcuni suoi membri, come l’Italia, ne siano direttamente interessati e che anche gli altri membri non possano dirsi esenti da un coinvolgimento in progressivo aumento".



