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Balduzzi: Riprendiamoci la democrazia per un nuovo patto di cittadinanza sociale

24 Ottobre 2008

Il costituzionalista apre l'assemblea del Meic: c'è il rischio di un sistema politico escludente e ingiusto. No ai tagli alla cieca alle spese per istruzione e welfare. L'impegno per una Chiesa più aperta e dialogante

ROMA, 24 OTTOBRE 2008 – Riprendiamoci la democrazia: è il messaggio con cui Renato Balduzzi ha aperto la decima assemblea nazionale del Meic, iniziata questo pomeriggio a Roma.

Nella relazione con cui si chiude il suo mandato di presidente nazionale, il costituzionalista ha lanciato un severo allarme sullo stato di salute del sistema politico italiano. «Una sana convivenza civile è quella in cui le leggi sono l'espressione di una giustizia al servizio di tutti e non il prodotto della pretesa di essere nel diritto solo perché si detiene il potere su di esso», ha detto Balduzzi parafrasando un celebre discorso del 2004 dell'allora cardinale Ratzinger. Balduzzi ha sottolineato come «lo stato della legislazione ordinaria nel nostro Paese sia ben lontano da questo modello, quale che sia la maggioranza parlamentare del momento» e come «una democrazia ridotta a mera indicazione del governante, invece che trama di inclusione delle categorie sociali, non è certamente in condizione di generare pratiche di giustizia efficaci e condivise». La proposta del Meic è quella di «un nuovo Patto per la cittadinanza sociale, che interessi, con il coinvolgimento dei poteri locali, tutti i residenti sul nostro territorio nazionale, nativi e migranti».

Balduzzi ha affrontato anche il tema della crisi economica e dei tagli all'istruzione e alla spesa pubblica: «Nella scuola, nella sanità, nell'università, nei servizi sociali, questo dovrebbe essere il tempo favorevole per investimenti mirati e convinti piuttosto che quello di tagli alla cieca». Per superare la crisi bisogna «rimettere in primo piano il significato stesso della socialità dello Stato, che alcune degenerazioni assistenzialistiche e clientelari avevano indotto superficialmente a mettere in soffitta», in un contesto nel quale «le distanze in termini di reddito pro-capite sono notevolmente aumentate».

L'impegno degli intellettuali cattolici del Meic, conclude il presidente, è per il dialogo: «Mondi e persone che un tempo avremmo considerato irrimediabilmente lontani rivelano una crescente disponibilità al confronto. Il tempo che stiamo vivendo ci sembra, per la Chiesa che è in Italia, un tempo propizio per aprire, non per chiudere. Chiudere significa cadere nella trappola di chi ha bisogno, a causa di un'identità personale sempre meno credibile, di inventarsi un avversario altrettanto intollerabile. Invece, c'è una domanda di persone che non proclamino come valori ciò che poi concretamente negano, ma che sappiano umilmente tenere insieme fede e ragione».

Da domani i 250 delegati in rappresentanza dei 110 gruppi territoriali discuteranno il "Documento Camaldoli", che conterrà le proposte del Movimento. In programma gli interventi del presidente del Comitato nazionale di bioetica Francesco Paolo Casavola, dell'economista Lorenzo Caselli, dell'urbanista Luigi Fusco Girard, del filosofo Marco Ivaldo e di ben cinque vescovi: Agostino Superbo, vescovo di Potenza e vicepresidente della Cei, Domenico Sigalini, assistente generale dell'Azione cattolica e vescovo di Palestrina, Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, Ignazio Sanna, arcivescovo di Oristano e Ferdinando Charrier, vescovo emerito di Alessandria.

Domani mattina è attesa anche la prima uscita pubblica del nuovo segretario generale della Cei Mariano Crociata. Il vescovo celebrerà la messa in apertura dei lavori.

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