"L'Africa diventi protagonista del proprio sviluppo": il workshop di Pax Romana per il Sinodo
30 Settembre 2009
Presentato a Roma il workshop di Pax Romana sul Sinodo per
l'Africa. Lobota (Onu): Basta vittimismo, noi africani dobbiamo
assumerci la responsabilità della rinascita del continente. Il
presidente Iguiniz: L'economia non sia l'unico parametro per
valutare
lo sviluppo umano
ROMA - Giustizia economica e politica, disuguaglianze sociali, nuove
tendenze dei conflitti, interreligiosi e non, traffico d'armi,
migrazioni, diritti dell’uomo, democrazia. E' l'Africa con le sue
sfide e i suoi problemi ad essere al centro del workshop che
Pax
Romana, il movimento internazionale degli intellettuali
cattolici,
promuove a Roma da oggi fino al 2 ottobre in vista del Sinodo della
Chiesa cattolica per l'Africa (dal 4 al 25 ottobre in
Vaticano).
"Bisogna analizzare la realtà africana in profondità e non soltanto
attraverso gli indicatori economici e finanziari", ha detto il
presidente internazionale di Pax Romana, il peruviano Javier
Iguiniz,
nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa.
"L'economia - ha continuato Iguiniz - non basta a spiegarci
l'Africa:
un paese come il Gabon, che ha un reddito pro capite decisamente
alto
per il continente, ben 14mila dollari, ha una mortalità infantile
del
60 per mille, mentre l'Eritrea, dove il reddito medio è di 519
dollari
all'anno a testa, ha un tasso del 48 per mille. Dobbiamo chiederci
il
perché e ripartire dai veri indicatori dello sviluppo
umano".
Alla presentazione è intervenuto anche Medard Lobota, della
Repubblica Democratica del Congo, rappresentante dell'Ufficio per il
coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite. "L'Africa
deve diventare protagonista del proprio sviluppo - ha evidenziato
Lobota - e abbandonare quella posizione di 'vittima' che troppo
spesso
è una scusa per non assumersi responsabilità. Dopo l'indipendenza
dai
regimi coloniali, il disastro africano è stato anche causato delle
élite politiche locali, che sono tra i colpevoli del fatto che nel
continente ci sono Paesi sostanzialmente ricchi con popolazioni
assolutamente povere. L'Africa ha bisogno di una nuova educazione
alla
cittadinanza, che faccia nascere una nuova classe dirigente locale
che
si impegni realmente per lo sviluppo. In questo le Chiese locali
hanno
un ruolo importante, ma devono rendere ancora più accessibile il
loro
sistema di istruzione, da cui le classi sociali più povere sono
ancora
troppo spesso escluse".
Tra le grandi piaghe del continente africano ci sono ancora le tante
guerre, devastanti e dimenticate, nutrite da un commercio delle armi
che prolifera senza alcuna regola. Per Zobel Behalal,
camerunense,
responsabile del Comitato cattolico contro la fame e per lo
sviluppo,
"è necessario arrivare a un trattato internazionale che regoli la
compravendita delle armi, un accordo che consenta di sanzionare le
violazioni e che impedisca la vendita se c'è un rischio di
violazione
di diritti umani e se i Paesi acquirenti non danno priorità di spesa
alla lotta alla povertà".
Il workshop produrrà una dichiarazione che verrà inviata ai vescovi
e
agli esperti chiamati a partecipare al Sinodo: un testo nel quale
esponenti della cultura, dell'università e delle professioni
provenienti da molti paesi, soprattutto africani, offriranno il loro
contributo ai lavori sinodali. "Uno sforzo al quale, accanto agli
africani, si uniscono anche gli intellettuali italiani", ha
dichiarato
Carlo Cirotto, presidente nazionale del Meic, il movimento
che
rappresenta l'Italia in Pax Romana e che in questi giorni supporta
l'iniziativa per l'Africa. (comunicato stampa - ufficiostampa[at]meic.net)




La cartella stampa del workshop (pdf - 85kb)