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"I mezzi di comunicazione:luoghi di incontro o di dispersione?

19 Gennaio 2014

 

Lecco, 14 gennaio 2014

Questo il tema affrontato da don Davide Milani e da Marco Deriu nella serata organizzata dal Meic al Collegio Volta di Lecco.

serata volta

Siamo parte attiva della rappresentazione simbolica del mondo operata dai nuovi mezzi di comunicazione: i media, sono mezzi di incontro o di dispersione? Quale effetto hanno sulla nostra “dieta mediatica? Che posizione occupano nell’azione sociale e pastorale? Dove si pone il fruitore?

 

Un tema complesso, molto attuale, quello discusso lunedì 13 gennaio al Collegio Volta, con ospiti come relatori Marco Deriu, giornalista e docente di etica dei media presso l’Università Cattolica di Milano e Don Davide Milani, Responsabile dell’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi milanese. La serata, proposta dal MEIC(Movimento Ecclesiale Impegno Culturale)si propone di dare un orientamento a riguardo, seguito da numerosi interventi.

 

Uno dei caratteri fondamentali dell’epoca in cui viviamo è la ridefinizione dei mezzi attraverso cui fruiamo dell’informazione: in pochissimi anni sono esplosi i cosiddetti new media (Facebook, Twitter, per citare due dei più conosciuti figli dell’era digitale), mentre in parallelo quelli tradizionali stanno andando incontro a un rinnovamento promosso dai loro più giovani fratelli. Questo stato di cose, osserva Deriu, porta ad alcune evidenti conseguenze, in primis un evidente cambiamento tecnologico, poi un più sotteso ridimensionamento semantico che si esplicita in una descrizione molto più sintetica e convergente della realtà (si pensi ai tablet, su cui si può leggere, scrivere, ascoltare musica, operazioni prima svolte da oggetti diversi tra loro), attraverso cui passano la cultura, ma anche lo scenario relazionale che si delinea.

 

Qui, nella novità dell’aspetto della relazione sta l’idea centrale «non siamo più solo fruitori, ma nel fruire il mezzo contribuiamo a fare l’informazione», afferma Deriu. Tutti noi quindi, che twittiamo, commentiamo, partecipiamo e leggiamo notizie su internet siamo parte attiva della rappresentazione simbolica del mondo. Una bella responsabilità, si potrebbe pensare. Entra in gioco, un duplice problema, continua Deriu «da un lato diamo ai comunicatori di professione, i giornalisti, la responsabilità di filtrare le notizie, dall’altro però, noi stessi che manifestiamo attese verso i mezzi d’informazione, dobbiamo essere coscienti della nostra dieta mediatica». Come quindi usare i mezzi di comunicazione, una grandissima opportunità offertaci dalla modernità, in maniera autentica? Con un lavoro di educazione al gusto e di spirito critico permanente, senza accontentarci di nutrirci di un cibo mediale scadente: il nodo centrale è il “come” ci si approccia al linguaggio dei nuovi mezzi, conclude Deriu.

 

Don Davide Milani interviene riflettendo e ritornando al titolo dell’incontro, riportando l’attenzione sul ruolo dei media nell’azione sociale e pastorale. Due note introduttive fondamentali: potenzialmente offrono un’esperienza di incontro grandissima, se usati male però questo strumenti portano a una dispersione dell’identità. Don Davide sceglie di puntare sul lato positivo, sull’educazione a usare e soprattutto a capire questo strumento: i media sono sempre più social, hanno sempre più a che fare con le modalità in cui la società, appunto, si relaziona. E la Chiesa, sottolinea, non può restare indifferente: «la Chiesa deve essere lì dove è l’uomo: se egli abita il continente digitale, allora essa deve essere lì, nei nuovi luoghi d’incontro». Qual è il suo compito dunque? «Riconoscere che sono strumenti meravigliosi, ma che vanno conosciuti e usati bene», conclude Don Davide, con una nota di positività critica. Punto centrale rimane uno: “come” si usa uno strumento, che sia nuovo o vecchio, ne determina la sua efficacia e le sue conseguenze.