Lecco
Dopo Caravaggio
14 Luglio 2011
al presidente nazionale MEIC
ai presidenti dei gruppi MEIC della regione Lombardia, con preghiera di diffusione agli iscritti
alla segreteria nazionale MEIC con preghiera di estensione ai consiglieri nazionali MEIC
agli iscritti MEIC di Cremona
Cremona, 19 06 2011.
Il nove dicembre prossimo, compiendo i settantaquattro, entro nell'ultimo anno di vita dei più longevi dei mie antenati maschi, per parte di madre e di padre, delle ultime quattro generazioni. Senza escludere che mi siano destinate altre opportunità, oltre quelle, numerose e spesso sprecate, avute fino ad oggi, la cosa non mi lascia indifferente ed ha qualche influenza anche sui miei rapporti con l'amatissimo nostro movimento.
La precisazione anagrafica ed autobiografica è certamente inopportuna, ma vorrebbe in qualche modo rendere meno inspiegabile quanto segue.
Due citazioni:
La prima dal letterario profeta di Gibran Kalil Gibran: “....i vostri figli....potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri, perché essi hanno i propri pensieri...le loro anime abitano nella casa del domani che voi non potete visitare, nemmeno in sogno...non cercate di renderli simili a voi..voi siete gli archi da cui vengono lanciati come frecce viventi....l'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, con la sua forza vi tende perché le sue frecce vadano rapide e lontane. Fatevi tendere con gioia dalla mano dell'Arciere. Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l'arco che sta saldo.”
e la seconda - non spiegerei bene il concetto se non la aggiungessi - da Henri Bergson: “Da quale segno riconosciamo di solito l'uomo che lascia il marchio sugli avvenimenti ai quali il caso lo mischia? Non è forse per il fatto che ne abbraccia una successione più o meno lunga in una visione istantanea? Più grande è la porzione del passato che tiene nel suo presente, più pesante è la massa che lo spinge nel futuro”.
Il caso – l'essere delegato dalla presidente del gruppo MEIC di Cremona, impossibilitata per impegni di lavoro, per il convegno dei presidenti del 5 febbraio 2011 mi ha “mischiato”, come afferma Bergson, ad u n avveniment o e non ho potuto esimermi dal lasciarvi il mio marchio, per quanto modesto.
Mi sono accorto, a Roma in febbraio, che alcuni gruppi MEIC della Lombardia mostravano di aver recepito,contemporaneamente e indipendentemente, qualche segno dei tempi e, quasi mossi da una comune necessità, di aver cominciato un tentativo di intervento localmente, a partire dal nostro “Progetto Camaldoli”. Carattere comune, seppure con modalità peculiari a ciascuna situazione, l'apertura ad altre aggregazioni ecclesiali ed a tutta la società locale. Non enunciazioni teoretiche, ma tentativi di inculturazione dei problemi.
E' nata a Roma, in quella occasione, dalla condivisione di tali esperienze, la decisione di provocare un aggiornamento nella reciproca conoscenza dei gruppi, nei progetti ed anche nell'organizzazione. In tale ottica anche la ripetuta richiesta del delegato regionale di essere esonerato ha avuto finalmente ascolto. La mia anagrafe è stata l'unica, magari non molto pregnante, motrice dei fatti che hanno portato proprio me a gestire l'assemblea di Caravaggio,
Penso in proposito, oltre alle scuse già espresse in sede, di dover ancora di tale assemblea sintetizzare i risultati e, a partire da questi, esporre a tutti alcune considerazioni.
E' emersa chiara, da un lato una diversificazione fra gruppi “tradizionali” e gruppi a mio avviso più attenti ai segni dei tempi, quelli cui ci ha richiamato opportunamente il nostro (penso di poterlo dire) don Attilio; dall'altro, un positivo e auspicato ringiovanimento della delegazione che vedrà un delegato giovane di fronte anche a diversi presidenti di gruppi pure giovani.
La delegazione dovrebbe, a mio avviso, essere rinforzata con almeno un vicedelegato giovane e non universitario, da affiancare al delegato uscito dalla designazione unanime emersa dalla candidatura altrettanto unanime del gruppo della Cattolica.
Proprio per l'esigenza di apertura all'inculturazione cristiana dei problemi del territorio avrei personalmente preferito un delegato non universitario ed un vice universitario, ma almeno la presenza costante al vertice della delegazione delle due esigenze non mi sembra rinunciabile, anche auspicando una sempre maggiore attività dei MEIC della nostra regione.
Ai gruppi tradizionali, la cui funzione sembra limitarsi (non è poco) ad assicurare ai loro membri sostegno e formazione) vorrei però ancora raccomandare (tento di usare a fin di bene la mia esperienza) molta attenzione perché così non solo il gruppo finisce col non incidere sulla vita della chiesa e d ella società, ma, a forza di esistere solo per se stesso, arrischia di limitare la propria funzione alla raccolta, pur meritoria, di modesti fondi per il nazionale e di non sempre attenti lettori della rivista, fino alla morte per... esaurimento.
Mi è sembrato doveroso precisare queste cose e chiedo scusa per l'abuso della pazienza dei lettori.
Con grande affetto
Giancarlo Casella



