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Risposte al questionario del Sinodo dei Vescovi-09/XII/2013

24 Gennaio 2014

 

Premessa

 

Volentieri cerchiamo di rispondere sulla base delle nostre conoscenze ed esperienze ad alcune domande del questionario plaudendo all'iniziativa di coinvolgere sui temi della famiglia il Popolo di Dio fin nelle parrocchie senza fermarsi, come quasi sempre nel passato, ai soli Vescovi ed ai loro staff di teologi e affrontando con franchezza tematiche spesso evitate. Purtroppo il questionario non è semplice, appare talvolta condizionato da un linguaggio tecnico - ecclesiastico e sarebbe forse stato opportuno farlo riscrivere da sociologi esperti nel preparare sondaggi per ottenere informazioni utilizzabili (è la scelta che opportunamente è stata effettuata dalla Conferenza Episcopale Svizzera).

 

Domande sulle diffusione della Sacra Scrittura e del Magistero della Chiesa riguardante la famiglia

La reale aggiornata conoscenza dell'insegnamento della Chiesa sulla famiglia è poco diffusa.

Al di là di corposi documenti magisteriali di non facile lettura e non adeguatamente diffusi e spiegati nelle singole realtà locali manca una sistematica capillare formazione dei fedeli su queste tematiche. Le principali occasioni di formazione sono attualmente i corsi di preparazione al matrimonio, occasionali episodici incontri (ad esempio scuola di teologia) e manifestazioni, la bella ma limitata esperienza dei gruppi di spiritualità familiare di cui non viene sufficientemente incoraggiata la diffusione.

Appare poi al riguardo prevalentemente diffusa tra i praticanti la conoscenza di un insegnamento tradizionale magisteriale ed autoritario, "giuridico - canonistico", poco umanamente comprensibile e convincente che prevede "divieti" e "sanzioni", anziché una visione aggiornata della dottrina cristiana sulla famiglia come dono di una verità amabile ed attraente per l'uomo d'oggi, facilmente comprensibile, valorizzante gli aspetti più positivi e vitali della nostra concreta umanità, con la sottolineatura della centralità dell'amore reciproco tra gli sposi nella ricchezza della sua corporeità, sensibilità, affettività, del suo espandersi alla crescita ed educazione dei figli ed alla apertura con responsabilità e generoso impegno al mondo.

Inoltre a fronte dei diffusi nuovi comportamenti sociali in atto (convivenze prematrimoniali, convivenze definitive, matrimoni civili, separazioni, divorzi, unioni omo-affettive) appare necessario che la Chiesa sia sì attenta alla famiglia fondata sul matrimonio religioso ma si interessi anche e si apra con misericordia alle altre relazioni di coppia che sono, sia pur imperfette, espressione della rivelazione dell'amore di Dio per il mondo.

Anche sul tema del piacere sessuale tradizionalmente considerato dalla Chiesa come disordinato quando ricercato al di fuori del matrimonio religioso e delle finalità di procreazione (e spesso condannato con ben maggior insistenza di altri diffusi comportamenti contrari al Vangelo come la corruzione, lo sfruttamento dei lavoratori, l'evasione fiscale) appare a molti necessario un ripensamento a fronte degli attuali costumi sociali quando manchi violenza ed inganno e sia invece espressione di un amore autentico e orientato alla fedeltà.

Una visione comunque alternativa e critica a quella pubblicizzata nelle nostre società occidentali di un sesso in sé esaltato indipendentemente da relazioni affettive e strumentalmente usato per finalità consumistiche.

Ancora constatiamo e segnaliamo che pure tra coloro che vivono da credenti l'esperienza del matrimonio religioso vi sono difficoltà ad accettare e mettere in pratica il vigente insegnamento della Chiesa sui temi dell'uso degli anticoncezionali e della esclusione dall'Eucarestia dei divorziati risposati specie ove la persona risposata abbia subito il divorzio o l'abbia scelto per liberarsi da una situazione insostenibile.

Per quanto riguarda poi le persone che non si professano cattoliche le difficoltà di cui sopra si accrescono aggiungendosi anche spesso la contrarietà a considerare indissolubile il vincolo matrimoniale.

Molti, ignorando l'attuale aggiornato insegnamento della Chiesa sulla famiglia ne hanno una visione totalmente distorta e caricaturale per la suggestione di superficiali informazioni dei media che fanno riferimento a superati atteggiamenti della dottrina tradizionale.

Così è vero che nel passato insegnamento tradizionale della Chiesa era presente la visione di una "supremazia" dell'uomo-maschio nel rapporto matrimoniale di coppia. Ma questa è stata poi superata nei successivi pronunciamenti magisteriali (salvo talvolta la mancata recezione nella prassi locale dei singoli pastori) e d'altronde rappresentava all'epoca un adeguamento (e un colpevole cedimento) alla prevalente cultura del tempo. Basti pensare che pressapoco nella stessa epoca lo Stato italiano si ispirava ad una concezione "minoritaria" della donna nella disciplina penale dell'adulterio e del delitto d'onore e nella disciplina civilistica (ante riforma 1975) dei diritti e doveri dei coniugi nascenti dal matrimonio.

Comunque molti, anche tra i non credenti, valutano positivamente ed apprezzano le concrete esperienze di credibili famiglie cristiane che coerentemente ed efficacemente testimoniano nelle loro esperienze di vita di coppia, nei confronti dei figli e della comunità sociale in cui vivono, i valori della nostra fede.

 

Domande sul matrimonio secondo la legge naturale.

Il concetto filosofico di "legge naturale" è da molti e da tempo messo in discussione perchè è lo stesso concetto di "natura" che si ritiene improponibile come dato di fatto oggettivo e da tutti riconoscibile.

La stessa esperienza familiare ha subito nella storia una evoluzione continua e tuttora presenta caratteristiche diverse in aree geografiche differenziate a seconda delle culture ivi dominanti. L'amore è stato di fatto importante per il matrimonio solo nella cultura occidentale e soltanto negli ultimi secoli in quanto in precedenza il matrimonio era essenzialmente un fatto di sistemazione sociale e non ci si sposava ordinariamente per amore. La parità tra l'uomo e la donna nella famiglia è una conquista recente del nostro vissuto dopo il superamento della precedente impostazione rurale - patriarcale ma esistono tuttora aree geografiche e culture in cui predomina la figura maschile.

Quello che sembra davvero importante sottolineare è la gioiosità e bellezza del messaggio cristiano sulla famiglia, la sua sfida anche a incrostazioni storiche e culturali consolidate, la sua valorizzazione degli aspetti più autentici dell'uomo.

Per la stragrande maggioranza delle persone credenti e non credenti è ovvio che la famiglia nasce dall'unione tra l'uomo e la donna.

Di fronte alle attuali esperienze di nuove convivenze di coppia, anche del medesimo sesso, al di fuori dello schema istituzionale del matrimonio civile e religioso, molti ritengono però possano essere riconosciute e disciplinate da nuovi istituti civilistici e accompagnate dalla attenzione fraterna e misericordiosa della Chiesa.

In caso di richiesta di matrimonio religioso da parte di battezzati non praticanti o non credenti, ove la richiesta sia dovuta a motivi di "tradizione" o "estetici" sembra sia meglio con delicatezza e rispetto rinviare ad altro momento la celebrazione del matrimonio religioso quando se ne avrà compreso e condiviso il senso e l'importanza, eventualmente anche dopo le nozze civili.

 

Domande sulla pastorale della famiglia nel contesto dell'evangelizzazione.

 

I corsi per i fidanzati in preparazione del matrimonio sono stati e sono senz'altro una esperienza positiva della pastorale familiare.

E' essenziale che in essi vengano coinvolte come formatrici coppie di sposi cristiani che anche sulla base delle loro esperienze illustreranno il passaggio nel corso della vita a due dall'innamoramento all'amore adulto, l'educazione al dialogo, la gestione costruttiva dei possibili conflitti nella coppia, la suddivisione dei compiti domestici, la soluzione in positivo dei momenti di crisi, la necessità di una preparazione per essere "educatori" nei confronti dei figli, la maturazione della coscienza civile per un generoso impegno nelle realtà sociali volto a costruire una città a misura d'uomo.

La trasmissione della fede nelle famiglie cristiane da parte dei genitori ai figli può a nostro avviso avvenire, al di fuori di ogni imposizione autoritaria e bigottismo, sì con la parola e l'insegnamento ma principalmente con una testimonianza credibile di vita vissuta, con la consapevolezza che i figli si confronteranno comunque con molte altre agenzie educative (scuola, amici, gruppi giovanili, parrocchia) nonché con le sempre più condizionanti suggestioni dei mezzi di comunicazione di massa e che compito dei genitori è quello di gettare "semi" che potranno germogliare e maturare non subito ma anche più tardi nella vita dei figli secondo una loro libera scelta di cui Dio è rispettoso.

Esistono esperienze molto valide di gruppi di spiritualità familiare che vanno dalla Chiesa proposte, sostenute e incoraggiate nella loro diffusione.

Ciò peraltro non può essere sostitutivo dell'impegno della Chiesa nella pastorale giovanile (anche attraverso una maggiore attenzione e valorizzazione dell'insegnamento religioso nella scuola e favorendo percorsi di formazione alla affettività e alla sessualità) e nella pastorale familiare quest'ultimo anche alimentando la rete delle relazioni tra le famiglie, sviluppando alleanze educative, aprendosi alle esperienze di crisi del matrimonio e di convivenza non matrimoniale .

Nell'esperienza del nostro vivere quotidiano verifichiamo che la bellezza dell'annuncio cristiano sulla famiglia riesce a interessare e positivamente contagiare i non praticanti ed i non credenti più con la concreta testimonianza delle non poche famiglie che gioiosamente vivono al loro interno e nella società la fedeltà al Vangelo che con la profondità teologica dei documenti magisteriali.

 

Domande sulla pastorale per far fronte ad alcune situazioni matrimoniali difficili

Diciamo innanzitutto "grazie"alla Chiesa che mostra di voler accostare i problemi più difficili senza intransigenza dando priorità non alla riaffermazione dei principi ed a logiche giuridico-canonistiche ma alla dimensione dell'ascolto,allo spirito di amicizia,comprensione,misericordia.

D'altra parte la Chiesa stessa e' chiamata ad agire nella concretezza della storia ed al riguardo va detto che le cosiddette "situazioni irregolari" sono sempre più diffuse nella nostra società occidentale e spesso non derivano da scelte individuali colpevoli ma da fenomeni sociali irreversibili.

Così le "convivenze ad experimentum" sono frequentemente indotte dalla anticipata maturità sessuale dei giovani, dalle ritardate possibilità di inserimento lavorativo più o meno stabile, dai timori di difficoltà economiche a fronte della ossessiva spinta della mentalità corrente a scelte consumistiche. Le separazioni ed i divorzi poi derivano anche dalla maggiore dignità assunta dalla donna nel matrimonio, non più disponibile ad assumere condizioni subordinate nella coppia, ed in difficoltà nel contemperare i sempre maggiori impegni lavorativi nella società con i tradizionali compiti all'interno della famiglia.

Nelle convivenze poste al di fuori del matrimonio ove vi sia un atteggiamento di reciproco autentico amore in tutte le sue componenti spirituali e corporee aperto al dono di sé all'altro e orientato alla fedeltà più che la preoccupazione di mettere etichette (dichiarando quale amore e' regolare e quale irregolare) sembra opportuno privilegiare la prospettiva di trovarsi comunque di fronte ad una rivelazione dell'amore di Dio se e' vero che "L'amore e' da Dio,quindi chiunque ama e' stato generato da Dio e conosce Dio" (prima lettera di Giovanni).

Per quanto riguarda i divorziati risposati che siano credenti vi e' sicuramente una grande sofferenza a sentirsi esclusi dalla Eucarestia e da una partecipazione attiva nella comunità cristiana,ancora maggiore tra coloro che ritengono la fine del loro rapporto matrimoniale non sia dovuto ad una propria specifica colpa ma a fattori più complessi ed addirittura unicamente a causa dell'altro/a. La sofferenza ed il disagio conducono spesso in questi casi all'abbandono della pratica religiosa tradizionale. E' diffusa l'opinione che il cammino già compiuto da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI rispetto alla posizione tridentina-preconciliare vada ulteriormente approfondito in un atteggiamento pastorale misericordioso verso i divorziati risposati. Su questo come su altri punti problematici affrontati dal questionario va detto che non sarebbe la prima volta che la Chiesa modifica la propria prassi penitenziale disciplinare e giuridica per tenere conto delle mutate circostanze della società in cui vive.

Un qualche positivo contributo ad un limitato numero di penose situazioni personali potrebbe derivare dallo snellimento (anche sotto il profilo della riduzione dei costi) delle prassi canoniche in tema di nullità del matrimonio. Effettivamente in un certo di numero di situazioni la coscienza di contrarre il matrimonio, per quanto aiutata pastoralmente, può non essere obiettivamente proporzionale all'impegno che si assume.

 

Domande sulle unioni di persone dello stesso sesso.

 

Opportunamente nel questionario si usa l'espressione "unioni di persone dello stesso sesso" anziché quello correntemente usata di "omosessuali":tale termine va sostituito con quello più ampio di "omoaffettività'" adeguato a comprendere un'ampia gamma di vissuti che non possono essere ridotti al solo esercizio della sessualità.

Riteniamo positiva al riguardo una attenzione pastorale della Chiesa improntata a comprensione e rispetto di scelte individuali che siano adeguamento a naturali inclinazioni personali quando vi sia la realtà di un autentico amore umano fecondo(all'interno della coppia e verso la società) con la consapevolezza che anche dentro queste esperienze può sussistere una intensa vita di fede.

Devono essere comunque solennemente condannate le forme di discriminazione e di repressione verso le relazioni omosessuali (è di questi giorni la notizia di una legge in Uganda,paese con forte presenza cristiana, che addirittura commina l'ergastolo per gli omosessuali recidivi) dovendosi ammettere adeguate forme di riconoscimento giuridico civile di queste unioni senza ricondurle al matrimonio.

Qualora a seguito di una relazione omoaffettiva una coppia abbia adottato dei bambini ed intenda far frequentare loro luoghi ed occasioni di formazione cristiana ben volentieri la Chiesa dovrà accoglierli come tutti gli altri con una particolare preparazione da parte dei pastori e catechisti stante la  situazione di provenienza per assicurare loro una crescita felice, umanamente equilibrata ed armoniosa.

 

Domande sull'educazione dei figli in seno alle situazioni di matrimoni irregolari.

 

Al di là delle espressioni usate riteniamo che il questionario intenda riferirsi ai figli nati da relazioni di coppie diverse dal matrimonio religioso.

Anche in queste ipotesi ben volentieri la Chiesa locale accoglierà questi giovani per aiutarli ad una formazione e crescita cristiana. I loro problemi deriveranno non tanto dalla classificazione giuridico-canonistica della realtà di coppia da cui provengono ma dalla loro esperienza in quelle realtà,siano esse "regolari" o "irregolari," di una presenza o meno di un amore autentico dei genitori fattivamente aperto ed interessato all'educazione dei figli.

Anche i contatti che la Chiesa locale avrà coi genitori in occasione dell'educazione religiosa dei figli potranno,grazie all'impegno di catechisti e pastori,avere positivi riscontri e ritorni non tanto in base alla "regolarità canonica" delle coppie ma alla disponibilità e apertura delle persone a riprendere o alimentare e irrobustire un discorso di fede.

 

Domande sull'apertura degli sposi alla vita.

 

La conoscenza dell'enciclica Humanae vitae è assai ridotta anche presso i cristiani e purtroppo pressoché limitata alla parte di essa che vieta l'uso degli anticoncezionali. Al riguardo molti la ritengono espressione di una visione non sufficientemente "positiva" del valore della sessualità che non solo è preordinata alla procreazione ma costituisce un importante elemento unitivo della coppia in quanto relazione, piacere, comunicazione, dialogo.

Ancora molti ritengono che l'apertura alla fecondità del matrimonio non riguardi tanto il singolo atto ma la disponibilità a responsabilmente generare lungo l'intero arco della vita della coppia e non capiscono la differenza tra metodi contraccettivi artificiali e naturali, perché sia da condannare un metodo perché in sé "artificiale" e non per la stessa ragione anche la somministrazione di un medicinale o un intervento operatorio.

Resta ferma peraltro la condanna della gran parte dei credenti per i metodi contraccettivi artificiali "abortivi".

Purtroppo non è per lo più conosciuta la restante parte dell'enciclica che andrebbe valorizzata e diffusa per i molti suoi altri aspetti e contenuti riccamente positivi.

 

Domande sul rapporto tra famiglia e persona

 

La famiglia è o può essere un luogo privilegiato per sperimentare le relazioni d'amore verso il prossimo a cui Dio ci chiama.

All'interno della famiglia (nei rapporti tra coniugi, verso i figli e gli altri parenti) e al suo esterno (nei confronti della società con cui la vita familiare ci mette in rapporto) ci è data l'opportunità di vivere l'esperienza gioiosa e gratificante della carità vissuta nel quotidiano, della gratuità, accoglienza, solidarietà: si può essere vicini ai disabili, agli anziani, agli ammalati, impegnarsi nelle varie forme di presenza nelle comunità locali.

Nel nostro mondo moderno e nella nostra società occidentale, ossessivamente stimolata a comportamenti consumistici, tra i molti fattori di ostacolo a questa positiva esperienza di famiglia ricordiamo quelli economici tra cui:

- in dipendenza di inadeguate politiche sociali che creano ingiustizia ed emarginazione, le situazioni di grave miseria e povertà che determinano nei gruppi familiari provvisorietà, tensione, preoccupazione, disgregazione;

 

- l'eccessiva ricerca di affermazione professionale e sociale da parte delle individualità che costituiscono la coppia, del benessere materiale, l'idolatria del danaro e del possesso che creano nei confronti degli altri atteggiamenti di indifferenza, egoismo, diffidenza, chiusura.