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Conversazione 30/01/'14

31 Gennaio 2014

Ha esordito Mons.Francesco Braschi, tracciando brevemente il cammino di un’esperienza iniziata nel 2005 con un gruppo di coppie “pioniere” che da tempo vivevano situazioni di disagio se non di esclusione da parte delle rispettive Chiese. A queste si richiede ora un nuovo passo: occorre che guardino alla vicenda di queste coppie non con diffidenza ma come un dono, secondo l’espressione del card. Tettamanzi, ossia come l’esempio pratico di un ecumenismo vissuto, icone che indicano come bisogna intendere il cammino verso l’unità. Dal punto di partenza minimo dell’essere uniti nel battesimo, al ritrovarsi intorno al nucleo biblico del matrimonio- sacramentale (cattolici) o non sacramentale (protestanti)- , con il riconoscimento della bontà intrinseca dell’amore umano benedetto da Dio nel disegno di salvezza. Il sacerdote cattolico e il pastore luterano dal 2005 insieme accompagnano le coppie interconfessionali, confrontandosi e costruendo percorsi che portano a scoprire come le differenze non siano sostanziali e profonde, e la non sacramentalità del matrimonio protestante non significhi minor valore.  Si sente sempre più l’esigenza di modalità stabili e condivise nei corsi di preparazione, si stimolano le coppie ad assumere piena consapevolezza e responsabilità di decisioni sul battesimo e la futura educazione dei figli. Ci si educa all’ecumenismo vero, che è quello che chiede al partner di altra confessione di vivere pienamente la sua fede nell’ambito della sua propria Chiesa, senza intenti di proselitismo.

Il pastore Eckert evidenzia quanto l’esperienza con le coppie miste faccia scoprire sempre più profondamente sia le molte cose in comune, sia le diversità di cui non ci si rendeva ben conto ma che scoperte possono diventare ricchezza e dono reciproco.  La Charta Oecumenica invita le Chiese ad aiutare le coppie interconfessionali a vivere l’ecumenismo nel quotidiano, il che significa- dice Eckert-che la cosa non è scontata ancora oggi: ci sono ancora difficoltà e resistenze in tanti ministri delle varie confessioni: E va dato merito alla pazienza e insistenza  delle coppie “pioniere” che superando difficoltà e ferite hanno perorato la causa dell’ecumenismo non astratto ma nel concreto della propria vita in famiglia. Non solo, ma le diversità che nell’amore convivono all’interno di quei nuclei costituiscono un naturale stimolo al dialogo e all’approfondimento. Questa peculiarità potrebbe essere portata ad esempio per le coppie monoconfessionali dove il discorso di fede rischia di languire, dato per scontato. Nel movimento ecumenico forse è proprio dalla famiglia interconfessionale, ossia dall’amore e dall’ecumenismo vissuti nel quotidiano, che può partire anche il difficile cammino verso la condivisione eucaristica.