Lecco
Relazione-sintesi dei lavori di Camaldoli 2013
11 Novembre 2013
CAMALDOLI 2013 MEIC
LA PERENNE VITALITA' DELLA SPERANZA CRISTIANA
Messaggio del presidente Carlo Cirotto
La perenne vitalità della speranza cristiana.
E’ stato questo il tema della Settimana teologica di Camaldoli,
tradizionale appuntamento estivo del Movimento ecclesiale di
impegno culturale (Meic).
Oltre cento i partecipanti provenienti da tutta Italia per
confrontarsi su ambiente, educazione, ricerca scientifica, ruolo
dei laici e delle donne nella Chiesa, l'elezione di Papa Francesco.
Teilhard de Chardin diceva «Nel mezzo della crisi generale che
attraversa il mondo, oggi non c'è un solo uomo, credente o non
credente, che non postuli, dal profondo della sua anima, la luce,
una luce che gli mostri un senso e uno scopo agli sconvolgimenti
della Terra.
Forse mai, a partire dall'anno 1 dell'era cristiana, l'Umanità si era
trovata, ad un tempo, più distaccata dalle sue forme passate, più
in ansia per il suo avvenire, più pronta per ricevere un
Salvatore. ». ( 31 ottobre 1940)
Quelle di Teilhard de Chardin sembrano parole scritte oggi, tanto
sono attuali. Anche oggi, infatti, annaspiamo in una crisi
profonda, non solo economica, che inquieta e coinvolge tutto la
comunità degli uomini.
Per non cedere alla disperazione e per rivisitare i fondamenti
della nostra Speranza e per conferire loro concretezza storica è
indispensabile rendere più acuta la nostra vista in modo da
cogliere quei germi di speranza, presenti nelle diverse realtà di
vita che, con il nostro impegno, aiuteremo a crescere.
"Il cantiere della speranza: educazione e ricerca come strategie per il futuro".
mons. Giuseppe Lorizio
Nella teologia di Rosmini dire storia è storia della salvezza in Cristo, è dire dialettica, in cui non c'è solo il positivo (amore) e il negativo (l'empietà), ma anche la sintesi, che nel divenire
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mondano è speranza, e, nel fine supremo, escatologico, è
beatitudine.
Leggiamo nella Prima Lettera di Pietro “ Adorate il Signore Cristo
nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi
domandi ragione della fede e della speranza che è in voi.”
L’apostolo chiede ai fedeli di sapere compiere la difesa non solo e
non tanto della speranza, quanto della ragione della speranza che
non è irragionevole , bensì possiede un’intrinseca ragionevolezza.
Anche per questo nel rapporto con il progresso, abitare il
progresso vuol dire abitare anche la tecnica. La crisi in cui
viviamo non è stata provocata dalla tecnologia ma si tratta si una crisi di progettualità perché la nostra progettualità è stata tanto
egoistica ed autocentrata da invadere e precludere non solo
l’ambiente ma anche il futuro delle nuove generazioni.
La speranza è anche desiderio, e se seguendo la prospettiva orientale occorre passare dalla distruzione del desiderio per approdare al Nirvana, per il cristiano invece il desiderio va allargato nella preghiera e nella contemplazione.
Esperire la Speranza è quindi l’esperienza della preghiera, la
preghiera liturgica nella quale sperimentiamo la preghiera della
Comunità, della Chiesa.
La speranza cristiana è speranza creativa:noi non siamo solo gli
interpreti del futuro, ma già dei collaboratori del futuro, la cui
forza nella speranza come pure nel compimento è Dio.
La teologia sulla speranza diventa una teologia a partire dalla
speranza: una teologia come escatologia, una teologia del regno
liberante di Dio nel mondo.
Perché la speranza cristiana? Perché c’è tanto bisogno di
speranza! Siamo in un momento particolarmente critico di quella
che è stata definita la società liquida. C’è bisogno di una luce di
speranza che ci porti soprattutto verso un futuro costruttivo.
L’ 'annuncio del Vangelo deve passare sempre di più anche dalla sua concretizzazione nella vita di tutti, in tanti modi, ma il modo fondamentale, la carità fondamentale che gli è richiesta, è inventare un futuro che sia migliore della situazione attuale. Inventare un futuro non è facile perché ci vuole una conoscenza approfondita della situazione attuale, una conoscenza della storia e anche una grande capacità creativa e di immaginazione, altrimenti non riusciamo ad affrontare il futuro.
Potrà sembrare strano ma, per dirla come Bauman, quando la società si fa liquida, allora vuol dire che il cambiamento sta arrivando, sta arrivando una nuova struttura. Bisogna semplicemente lavorare perché questa nuova struttura che sta per venire, non sia peggiore di quella precedente, ma sia migliore.
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"Verde speranza: il rispetto dell'ambiente e la
salvaguardia del territorio“ Donatella Scaiola
Il tema dell’Ambiente e della salvaguardia del Creato non fu considerato dal Concilio Vaticano II, dagli anni dal Cinquanta a tutto il Settanta si privilegia,infatti, una riflessione teologica sulla Storia, soltanto poi si introdurrà il tema dell’Ambiente, strettamente connesso con quelli della Giustizia e della Pace
La tradizione è quella del dominio dell’uomo sul mondo: Genesi I, 26 “ Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra, su tutti gli animali.”
Genesi I, 28 “ E Dio disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente e che striscia sulla terra “
“Salmo VIII, 5-9 “ Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai creato poco meno degli angeli, di gloria e di onore l’hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi, tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie selvatiche; gli uccelli del cielo e i pesci che percorrono le vie del mare “
L’uomo è studiato su Dio stesso, è il re dell’universo e il suo
dominio sul creato non conosce confini: è un dominio donatogli
da Dio stesso.
Il salmo è una preghiera rischiosa se letta con l’animo tecnicistico
del nostro tempo, e il dominio dell’uomo peccatore si rivela
piuttosto una tirannia vanitosa, cieca. 1
Proverbi VIII, 22- 31, parlando della Sapienza dice “ La Sapienza
ha origine in Dio: Dio mi ha creata come inizio della sua attività,
prima di ogni altra sua opera, all’origine. dall’eternità sono stata
formata, fin dal principio [...] Io ero con lui come artefice, ed ero
la sua delizia ogni giorno:giocavo davanti a lui ogni giorno,
giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli
dell’uomo”
La Creazione è dunque presentata come il lavoro di un artista:
Dio non crea perché deve, ma per esprimere se stesso.
Quindi il giudizio sul mondo è ottimistico, la Creazione è una
trama di meraviglie e la meraviglia del mondo è uccisa dalla
stupidità di alcuni uomini che non capiscono cosa hanno in mano.
Ciò che di Dio si conosce è quello che di lui è manifesto, ed è
dalla Creazione che si giunge a Dio; la Creazione è la speranza di
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Gianfranco Ravasi I Salmi Ancora, Milano 2011 ( 2°) , p.29
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salvezza, come sottolinea la celeberrima frase “La bellezza
salverà il mondo” , pronunciata dal principe Miškin ne L'idiota di
Dostoevskij.
La Creazione è dunque ragione di speranza ma anche di impegno
per l’uomo: Dio non gli consegna una realtà già finita e definitiva
ma che continua ad evolversi , per come l’uomo si comporta .
La Creazione è una bellezza in divenire.
Fabio Caporali
( Osservatorio Ambiente ed Ecologia del Meic )
Occorre adottare una visione di insieme, la prospettiva sistemica che vede l’uomo e l’ambiente collegati strettamente tra loro ed interagenti in una realtà comune denominata ecosistema o sistema socio-ecologico.
Il dualismo uomo - ambiente non è veritiero, poiché l’ambiente non è ciò che circonda ma ciò che comprende anche l’uomo. Dobbiamo riconoscere e ricostruire una realtà totalizzante di evoluzione uomo-natura dove prevalga la sinergia e non la competizione, non lo sfruttamento ma la armonizzazione, non l’inquinamento ma la conservazione della qualità ambientale in tutte le sue sfaccettature.
Da questa premessa scaturisce che l’oggetto vero della politica dovrebbe essere l’evoluzione dell’ecosistema o sistema socio ecologico nel suo insieme e non occuparsi solo della componente umana, avulsa dalla condizione ambientale.
Molti i problemi aperti, anche in Italia: lo spostamento della popolazione umana dalle zone più elevate a quelle meno elevate, determina desertificazione della montagna e congestione della pianura.
A seguito di questa tendenza i suoli fertili di pianura, adatti ad una agricoltura produttiva, vengono continuamente erosi da attività di urbanizzazione, mentre quelli di montagna e di collina rimangono abbandonati con spreco di risorse produttive e rischi di disfunzioni ambientali, dovute al mancato controllo del ciclo idrologico da parte delle opere di sistemazione capillare del territorio.
La ricolonizzazione della montagna e della collina dovrebbe
essere perseguita favorendo insediamenti ed infrastrutture per
sistemi di attività produttiva a maggiore compatibilità ambientale
come l’agricoltura, la selvicoltura e la nascente industria della
energia da biomasse e da risorse rinnovabili.
Le zone rurali italiane, di montagna e di collina, ricche di storia ,
di cultura e di un patrimonio edilizio che merita assolutamente di
essere conservato e valorizzato, necessitano di essere
rivitalizzate per il proprio autonomo sviluppo e per l’azione
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sinergica che esercitano all’interno dei bacini fluviali, proteggendo le zone di pianura dai disastri idrogeologici cui il nostro territorio è sempre più soggetto, considerata la sua geomorfologia, gli insediamenti umani già effettuati ed i cambiamenti climatici in atto.
"La speranza rosa: la donna nella Chiesa tra novità ed esigenze di cambiamento“
Paola Ricci Sindoni e Marinella Sciuto Currò
Tuttora la gerarchia nella Chiesa è esclusivamente maschile:
l’impianto giustificativo è che Gesù è un uomo e si circonda di
apostoli maschi.
Questa posizione è stata ribadita anche recentemente quando,
co. il 1331 CIC. del Codice di Diritto Canonico, è stata sancita la
scomunica latae sententiae sia per chi conferisca l’Ordine ad una
donna sia per la donna che lo riceve.
Invece nel post-concilio i laici hanno acquisito spazi e strumenti
per elaborare teologia, anche a livello accademico, e la riflessione
sull’essere laici, e quindi sulla propria identità, non è più condotta
solo da ministri ordinati.
Secondo Paola Ricci Sindoni dal 2000 vi è stata una fioritura della
ricerca teologica femminile, si è creato così il Coordinamento
teologhe Italiane che inizialmente si poneva il compito di
decostruire le forme antropocentriche della teologia.
Inoltre si sta verificando, in parte, anche un approccio teologico
alla tematica del gender : una impostazione ideologica che, a suo
parere , pur raccogliendo suggestioni accettabili, porta
irrimediabilmente verso la Cultura del Gender
Con la teoria del Gender la differenza sessuale viene portata
all’estremo, con la moltiplicazione a cinque dei generi possibili,
secondo il presupposto che l’alleanza tra donne e tecnologia
moderna le liberi, permettendo loro di poter disporre, come
vogliono, del genere, anche perché maternità, allattamento ecc..,
sono cose che hanno sempre negato alle donne una vera
uguaglianza con il maschio.
Spettro, secondo lei, dell’omologazione totale in identità mobili,
con una netta prevalenza della cultura antropologica sulla natura.
Gli Studi di Genere, nati in Nord America negli anni ottanta, si
diffondono poi in Europa. Si sviluppano da un certo filone del pensiero femminista ( Judith Butler, Eve Kosofsky Sedgwick,
Donna Harawa ) e trovano spunti fondamentali nel poststrutturalismo francese (Michel Foucault e Jacques Derrida) e
negli studi che uniscono psicologia e linguaggio (Jacques Lacan).
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Con il gender si ritiene che ciascuno possa costituirsi
sessualmente come meglio crede, senza dover rispondere a
niente e a nessuno.
Nella sua più recente declinazione postmoderna il femminismo
filosofico ha investito molto sul superamento delle categorie
identitarie, pure per sottrarsi alla ricaduta nella logica del
medesimo, e sulla sperimentazione creativa di identità
poliedriche, in continuo farsi e disfarsi (passing)
È il frutto dell’esplosione senza limite dei diritti individuali, non
più legati ad una esigenza relazionale.
C’è invece un pensiero al femminile che accoglie la riflessione sia
di Giovanni Paolo II sia di Benedetto XVI, e della antropologia
duale, già inaugurata da Edith Stein.
C’è un giusto diritto femminile alla eguaglianza. Ed in questo
senso è molto importante che Benedetto XVI ci abbia indicato la
via della collaborazione, che è qualcosa di più della complementarietà. Infatti la via attraverso la quale l’uomo nasce
e cresce e si moltiplica è l’aiuto reciproco dell’uomo e della
donna.
Essere laici incrocia oggi la questione di genere, dove si evidenzia
come le donne siano le grandi protagoniste della chiesa cattolica
post-conciliare .
Il Concilio affronta la questione con un rapido accenno al
superamento del sessismo in Gaudium et Spes 29, con un
messaggio finale alle donne.
"Una laicità da reinventare: i laici ed una Chiesa che parli un linguaggio evangelico".
Serena Noceti
Il tema dell’identità e della missione dei laici costituisce un “caso serio” del post-concilio, perché tocca il volto complessivo di Chiesa, ponendosi come “una cartina di tornasole” dell’effettiva recezione del Vaticano II.
Il profondo processo di secolarizzazione in Italia si riferisce in particolare alle condizioni della credenza: in questo senso, la secolarizzazione consiste nella transizione da una società in cui la fede in Dio era incontestata e, anzi, non problematica, a una in cui viene considerata come un'opzione tra le altre, e molto spesso non come la più facile da abbracciare.
Purtroppo, in Italia, la CEI ha continuato per anni a presentare un corpo cattolico coeso e molto numeroso, il che non è più, e, in
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fondo, continua a porre una questione di prevalenza assoluta
della Gerarchia sulle scelte etiche.
Il filosofo canadese Charles Taylor, che non nasconde il suo
essere cristiano, approfondisce l'aspetto a suo giudizio più
significativo del fenomeno della secolarizzazione secondo tre
significati : il primo si riferisce agli spazi pubblici, e sottolinea
come in un contesto secolare, essi siano stati svuotati di Dio o di
qualsiasi riferimento alla realtà ultima, e dunque le norme e i
principi che seguiamo, le deliberazioni in cui ci impegniamo
allorché operiamo all'interno delle diverse sfere di attività (
economica, politica, culturale, educativa, professionale ecc...) in
genere non facciano riferimento a Dio o alle credenze religiose.
Nel secondo significato, di uso comune (specialmente in contrasto
con le epoche precedenti, dominate invece dalla fede o dalla
devozione), la secolarizzazione consiste nella diminuzione della
credenza e della pratica religiosa, nell'allontanamento delle
persone da Dio e dalla Chiesa.
Il terzo significato, meno evidente a suo giudizio, ma decisivo per un'interpretazione fondata della questione, si riferisce in particolare alle condizioni della credenza: in questo senso, la secolarizzazione consiste nella transizione da una società in cui la fede in Dio era incontestata e, anzi, non problematica, a una in cui viene considerata come un'opzione tra le altre e spesso non come la più facile da abbracciare.
Proprio sulla base di quest'ultima accezione del termine, il filosofo canadese approfondisce l'aspetto a suo giudizio più significativo del fenomeno secolarizzazione: non già, e non solo, un fatto di credenze, ma, primariamente, di esperienze o, più precisamente, di condizioni di esperienza e ricerca dello spirituale.
Proprio su questa base imposta la sua analisi, che fa uso di una disamina storica molto ampia per cogliere l'evoluzione socio- culturale delle condizioni in cui si instaurano credenza o incredulità. 2
In questa situazione di secolarizzazione marcata, soprattutto in
Europa, il deficit di ruolo dei laici nella Chiesa si è riverberata su
una debole presenza della Chiesa nella società odierna.
La Chiesa esiste per annunciare il Vangelo in una società ormai
pluralistica, per puntare all’assoluto attraverso il relativo.
Noi Cristiani siamo solo un soggetto, tra i tanti, che parla
nell’agorà. Occorre confrontarci tra credenti in Cristo ed altri
credenti, non tra credenti e non credenti.
Alla luce della teologia del Regno di Dio, ogni cristiano, ministro
ordinato o laico, partecipa della Chiesa.
L’angolo visuale, pertanto, è la missione della cristianità, in tutta la sua vastità, nella storia per il regno.
2 C. Taylor, L'età secolare, ed. it. Feltrinelli 2009
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La chiesa di Cristo vive nell’orizzonte del regno, perché vive nella
forza dello Spirito santo,come comunità messianica al servizio del
regno di Dio nel mondo.
Abbiamo due tipi di soggetti diversi: ai laici soprattutto il compito
di attivare i linguaggi del nostro tempo per costruire la Chiesa e,
oggi, scarseggiano i linguaggi del nostro tempo nella Chiesa,
perché, ancora, il ruolo del Laicato è secondario rispetto al ruolo
del Clero.
E’ importante chiedersi come e perché si è passati da una Chiesa che vedeva tutti i cristiani come soggetti di evangelizzazione allargata e diffusa - come era nel Nuovo Testamento - ad una situazione millenaria di marginalizzazione effettiva dei laici. Dentro questa prospettiva va sottolineato il recupero del sacerdozio comune, la coscienza di essere un popolo tutto sacerdotale.
Si tratta di un sacerdozio dell'esistenza, un sacerdozio dei fatti della vita, prima ancora di un sacerdozio dei riti.
Il sacerdozio santo viene quindi compiuto dai cristiani in tutti gli
ambiti dell’esistenza, nelle relazioni di coppia, amicali, genitoriali,
nel lavoro, nelle scelte che attengono alla politica e all'economia,
nelle attività pastorali e nel volontariato.
In tale esercizio i ministri ordinati sono quelli che garantiscono la radicazione apostolica dell’annuncio evangelico, mentre i laici, annunciando il vangelo nei contesti di vita nei quali si trovano ad essere posti.
Guardando alla vita delle nostre chiese locali, invece, sono ancora pochi gli spazi e le strutture che mettono effettivamente in gioco questa possibilità di dialogo tra cristiani, e che più specificamente permettano ai laici di partecipare al discernimento comunitario e di offrire il loro specifico apporto.
I laici non vengono ascoltati, anche se competenti, prima di prendere posizioni pubbliche su questioni che riguardano la Chiesa nel suo complesso.
Mozione finale
Il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (MEIC), riunito a Camaldoli per la sua annuale Settimana teologica incentrata sulla speranza cristiana, rileva che l'Italia è ancora pesantemente coinvolta in una crisi economica, politica, sociale e morale che compromette la capacità progettuale ed avvilisce persino la speranza dei giovani e dei ceti più deboli, sempre più distanti da quelli privilegiati.
Rileva inoltre che l'incrudelirsi di scontri sanguinosi sull'altra sponda del Mediterraneo può mettere a rischio addirittura la pace, con la ripetizione di vicende tragiche già vissute. Auspica pertanto che il dibattito nel Paese torni a privilegiare i problemi seri e reali che angosciano i cittadini e proponga
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soluzioni necessarie ed efficaci, anche se non facili, che recuperino i valori della pace, del bene comune, della solidarietà e della legalità chiamando ognuno ad onorare le proprie responsabilità. A questo confronto sulle scelte davvero importanti da inserire ai primi posti dell'agenda politica, economica e sociale, il MEIC conferma l'impegno a fornire il proprio contributo.
Camaldoli, 27 agosto 2013
Bibliografia essenziale
-
Fabio Caporali Il pensiero sistemico : un ponte tra scienza e religiosità Roma, Gangemi, 2006
-
Giuseppe Lorizio Rivelazione cristiana, modernità, post- modernità, Cinisello Balsamo , San Paolo, 1999.
-
Giuseppe Lorizio Antonio Rosmini Serbati : 1797-1855 : un profilo storico-teologico Roma, Lateran University Press, 2005
-
Serena Noceti Un popolo chiamato chiesa : introduzione a Lumen gentium . Milano ,Periodici San Paolo, 2009
-
Paola Ricci Sindoni Etica della consegna e profetismo biblico : Geremia, Ezechiele, Giona, Abacuc, Tobia , Roma, Studium,2007
-
Paola Ricci Sindoni Di un altro genere : etica al femminile ,Milano Vita e Pensiero, 2008
-
Donatella Scaiola Attorno alla profezia : alcune sorprendenti figure Cittadella : Assisi, 2012
-
Charles Taylor, L'età secolare, ed. it. Milano, Feltrinelli 2009
P.S. Ho riassunto, in base ai miei appunti, gli interventi della Settimana Teologica MEIC "La perenne vitalità della speranza cristiana" ,Monastero di Camaldoli, 25-29 agosto 2013. L’autorevolezza dei contenuti dei singoli interventi è dovuta ai relatori, eventuali errori od omissioni a miei fraintendimenti.
Gian L. Daccò MEIC LECCO gianluigi.dacco@libero.it



