05 Novembre 2014
Intervenendo di recente sul nuovo studio, commissionato dalla Cei, dal titolo “Per il lavoro. Rapporto-proposta sulla situazione italiana”, Belardinelli, ha tra l’altro affermato che bisognerebbe riscoprire “il senso di fiducia e della solidarietà nei rapporti tra parti sociali e imprenditori, ma anche il senso del profitto deve essere ripensato in chiave positiva e, qui, una corretta formazione consentirebbe anche all’imprenditore di capire quanto potrebbe essere più fruttuoso se il profitto venisse pensato come un’opportunità e un bene per l’intera comunità”.
Sergio Belardinelli è nato a Sassoferrato (AN), il 5 marzo 1952. Laureato in Filosofia presso l'Università degli studi di Perugia nel 1975, negli anni 1979-1980 ha studiato come borsista della "Alexander von Humboldt Stiftung" presso l'Università di Monaco di Baviera. Dal 1979 al 1989 ha insegnato Fiolosofia del lavoro e Filosofia della storia nella Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Trieste. Nel 1989 è stato chiamato a insegnare Storia del pensiero sociologico nella Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Bologna.
Dal 1992 insegna Sociologia dei processi culturali nel Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Bologna, Sede di Forlì, dove ha presieduto, dal 2008 al 2012, il Corso di Laurea Magistrale in "Mass Media e Politica" e, dal 2012 al 2014, il corso di Laurea Magistrale in "Scienze Internazionali e Diplomatiche". Ha insegnato in diverse Università straniere. Dal 2002 al 2006 ha fatto parte del "Comitato Nazionale per la Bioetica". Dal settembre 2011 fa parte del Consiglio d'Amministrazione dell'Istituto Italiano di Studi Germanici.
“Quale lavoro per oggi e domani”
Una relazione talmente
stimolante, quella del prof. Sergio
Belardinelli, che ha suscitato ben dodici interventi nella discussione che
è seguita. Il tema, “Quale lavoro per oggi e domani”, scelto dal Gruppo Meic e
dall’Ufficio Pastorale per i problemi sociali ed il lavoro per il terzo
incontro di formazione socio-politica, ha confermato così tutta la sua
attualità in un momento in cui la questione
del lavoro è al centro di una serrata discussione tra le forze politiche e
sociali. La questione del lavoro, ha ribadito il prof. Belardinelli, è oggi, ma
non solo da oggi, una delle questioni fondamentali, fatta esplodere dalla
crisi. Già nel 1980, ha ricordato, la Comunità Europea aveva pubblicato un
documento nel quale si parlava di “malessere generale” che affliggeva il mondo
del lavoro, i cui sintomi riguardavano la disaffezione dal lavoro, bassa produttività, scarso collegamento tra mondo del lavoro e
famiglia, percorsi inadeguati di
transizione dalla scuola al lavoro. Oggi si aggiungono, ad esempio, una
eccessiva rigidità del mondo del lavoro ed un mercato del lavoro che tende a
discriminare le donne e i giovani. E a proposito dei giovani, ha ricordato che
si registra una situazione drammatica di disoccupazione giovanile che
arriva al 44%, ma prima che scoppiasse la crisi era già al 30 % e forse non ci
si preoccupava abbastanza. Quindi, quando si parla del lavoro, si parla di problemi
aperti da diversi anni che oggi si sono accentuati ed incancreniti. Ma il
più grave di tutti, ha osservato ancora il professore, è la mancanza di senso che progressivamente
ha caratterizzato il lavoro, e ciò perché forse per troppo tempo abbiamo
pensato al lavoro nell’ottica di una prestazione economica, come un qualcosa
che si fa ma senza richiedere tanto impegno, per dedicare più tempo ed interesse ad altro. Insomma, si
tratta della considerazione del lavoro come occupazione da cui liberarsi.
Dentro questa mentalità ci si è crogiolati per troppo tempo ed oggi ne
scontiamo le conseguenze. Ma il lavoro,
ha aggiunto il relatore , è molto di più che una produzione di ricchezza, di un reddito e di beni materiali; e ciò
si sarebbe dovuto sapere tenuto conto del Magistero della Chiesa, che su questi temi ha insistito parecchio,
nonché anche della tradizione popolare e della stessa tradizione marxista.
Perché dentro queste tradizioni il lavoro “viene coltivato soprattutto come
produzione di umanità, produzione di relazioni umane e sociali, e soprattutto
come produzione della persona, realizzazione della persona”. Infine, il prof.
Beladinelli ha analizzato alcuni aspetti
della situazione lavorativa attuale del nostro Paese, evidenziando alcune
delle cause che ne determinano lo stato di sofferenza: inesistenza di una
decente transizione scuola-lavoro, carenza di istituti professionali,
inefficienza dell’apprendistato, rigidità dei contratti di lavoro,
insufficiente utilizzazione delle risorse disponibili, fatiscenza delle istituzioni, pesantezza
della burocrazia. Tutte cause che occorrerebbe rimuovere tenendo anche conto
dell’opportunità che può rappresentare la crisi in atto. Nell’ampio dibattito
che è seguito sono intervenuti Bernard Fioretti,
Paolo Pani, Vincenzo Benedetti, Giancarlo Nizzi, Manlio
Marini, Pietro Natalino Pergolari, Riccardo Torti, Lidia
Nizzi, Giuseppe Mondi, Don Luigi
Filippucci e Paolo Tini Brunozzi.
Alvaro Bucci