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Speranza, stella polare della pace

01 Gennaio 2020

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di MARINELLA V. SCIUTO

Il messaggio di Papa Francesco per la LIII giornata mondiale della Pace, inaugurata da san Paolo VI, offre ai credenti un itinerario di riflessione e meditazione stimolante e impegnativo. La stella polare è la speranza: «non si ottiene la pace se non la si spera» (cfr. par. 5). Il cammino della pace poggia sul terreno della riconciliazione con l'altro e sul superamento del sentimento primordiale della paura. É la paura spesso la fonte di conflitto, in quanto spinge l'uomo a vedere nel suo simile la minaccia per la propria sicurezza. Si attiva dunque un circolo vizioso alimentato da sfiducia e paura che causano la fragilità dei rapporti e il rischio di violenza. Non dunque solo "fare pace" ma soprattutto " essere pace". Come ha scritto il monaco buddista Thich Nhat Hanh "non c'è la via della pace: la pace è la via". La pace si nutre dell'ascolto basato sulla memoria, intesa come l'orizzonte della speranza: «molte volte nel buio delle guerre e dei conflitti il ricordo anche di un piccolo gesto di solidarietà ricevuta può ispirare scelte coraggiose e persino eroiche può rimettere in moto nuove energie e riaccendere nuova speranza nei singoli e nelle comunità» (cfr. par. 2). Toccante nel messaggio il richiamo alla testimonianza degli "hibakusha", i sopravissuti ai bombardamenti atomici in Giappone nell'agosto 1945, incontrati dal papa missionario in Giappone: «la loro testimonianza risveglia e conserva in questo modo la memoria delle vittime, affinché la coscienza umana diventi sempre più forte di fronte alla volontà di dominio e di distruzione» (cfr. par. 2). Il processo di pace, «lavoro paziente di ricerca della verità e della giustizia, che onora la memoria delle vittime e che apre, passo dopo passo, a una speranza comune, più forte della vendetta», si nutre del trinomio diritti-doveri-democrazia. Nel contesto globale attuale, particolarmente frammentato, multi-identitario e conflittuale, caratterizzato da "una sorta di terza guerra mondiale combattuta a pezzi", da numerosi conflitti "dimenticati", da uno scandaloso commercio di armi, fare la pace mediante l'educazione è diventato quanto mai necessario e urgente. Così come è necessario e sempre più urgente attuare quel profondo cambiamento culturale che solo è in grado di trasformare il sogno della pace in realtà. Siamo chiamati a costruire un "grande progetto di pace", un grande progetto politico che si fondi sulla responsabilità reciproca e sull'interdipendenza degli esseri umani. Si tratta di una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno, a partire dal riconoscimento di tre dimensioni interconnesse: il dialogo inteso come fratellanza, il cammino della riconciliazione e la conversione ecologica, quest'ultima richiamata con forza dalla generazione delle tre F " FridaysForFuture", autentica novità profetica del nostro mondo globalizzato bisognoso di una nuova giustizia che denunci la disuguaglianza, vero nemico della pace.