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Cercasi equilibrio per una vita civile pił normale

18 Settembre 2019

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di BEPPE ELIA

Nonostante i forti venti contrari, il nuovo governo Conte si è formato e ha cominciato la sua navigazione. Molti sono i dubbi degli osservatori sulla sua tenuta e sulla capacità di proporsi alla guida del Paese per il resto della legislatura (al di là dello stucchevole refrain che vede in questa scelta niente più che la volontà di conservazione delle poltrone parlamentari), ma credo ci siano anche motivi per sperare che questa alleanza fra soggetti politici così diversi possa rivelarsi capace di dare alcune significative risposte ai problemi della società italiana.
Questo governo nasce con l'intento dichiarato di riportare il dibattito politico entro i limiti del confronto, anche animato, ma comunque rispettoso delle altrui idee. Questa non è cosa di poco conto, perché il clima delle relazioni è oggi avvelenato dal rancore, dalle false notizie, da aggressioni verbali e scritte senza controllo. Ed anche perché, se ce la faremo ad uscire dal mondo dell'eterna propaganda cui ci siamo confinati, si potranno affrontare con maggior concretezza le questioni che attengono alla vita dei cittadini. Inutile negare che l'attuale governo debba fare i conti con alcune durezze nei rapporti reciproci manifestatesi in questi ultimi anni; vi sono rigidità che vanno ammorbidite, scelte che vanno riorientate, dissidi che debbono essere ricomposti in nome di un progetto più alto. Sarà una gran fatica indubbiamente, ma anche una prova di maturità, il cui esito non è scontato: cambiare, ammettendo anche gli errori compiuti, non è da tutti. Soprattutto i 5 stelle dovranno definire cosa vogliono essere, non potendo mantenere eternamente una natura ambivalente: dichiararsi un movimento postideologico non li esime da un dovere di chiarezza. Ma anche il PD deve trovare un'unità che al momento appare ancora molto precaria (ancora di più dopo l'annuncio di scissione da parte di Matteo Renzi) e che si può recuperare solo con l'umile consapevolezza di aver dissipato grandi opportunità e la matura capacità di ricreare la perduta coesione.
Il nostro Presidente del Consiglio, nel suo discorso alle Camere, ha enunciato un programma molto ampio. E' però importante capire se vi sono e quali siano le priorità. Una delle gravi debolezze del governo precedente era rappresentata proprio dal fatto che Lega e 5 stelle si erano accordati mettendo insieme obiettivi diversi, e mirando ognuno a realizzare i punti per loro più importanti (salvo poi litigare sui temi non adeguatamente condivisi); non c'erano delle vere prospettive comuni, ma singoli provvedimenti da realizzare, più destinati ad accontentare il proprio elettorato che a rafforzare il Paese. Credo che il futuro del nuovo governo non passi attraverso il mantenimento di un equilibrio sempre instabile fra i due alleati, muovendo fra differenti istanze da conciliare attraverso l'alchimia di accordi da stabilire volta per volta; serve un orizzonte più vasto, la condivisione di alcuni orientamenti di lungo termine, siano essi le questioni ambientali e dei territori, l'equità sociale e intergenerazionale, la scuola e la ricerca, la costruzione di Europa più unita e forte. I segnali odierni sono contradditori, perché le voci che parlano di grandi prospettive sono spesso sommerse da chi guarda al proprio particolare e solo il tempo ci dirà se questa classe politica sarà capace di un salto qualitativo.
Questo governo nasce circondato da molti sospetti e critiche, alimentati dalla durissima e anche caustica ostilità dei partiti di opposizione; se esso e le forze che lo sostengono avranno il coraggio e la bravura di non isolarsi, di parlare alle persone (non solo nelle piazze, ma con i mondi associativi, del sindacato, degli imprenditori, del volontariato, con i giovani, con le tante persone che portano il carico pesante dei loro problemi ), allora si creeranno anche le premesse per la rigenerazione di una vita civile più normale.