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Fragili, e per questo capaci di amare. Un bilancio di "Cristiani in ricerca"

05 Settembre 2019

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di SOFIA BIANCHI

Fragile è ciò che si può spezzare, è ciò per cui è difficile trovare un vero e proprio contrario; anche ciò che sembra indistruttibile porta in sé il germe della fragilità, questa stessa fragilità che è l'essenza di ogni essere umano. Proprio sulla cifra della fragilità, che segna l'uomo di ogni tempo, e che investe il nostro tempo in tutte le sue declinazioni, esistenziali, relazionali, politiche, culturali ed ecclesiali, ha voluto riflettere il gruppo di Cristiani in Ricerca, nel consueto incontro di fine agosto.

L'uomo, che come dice Maria Zambrano, è l'essere che sempre nasce prematuro, sempre impreparato, vulnerabile e frangibile porta in sé, nel suo corpo, i segni di questa vulnerabilità imprescindibile. Così il priore della Comunità monastica di Bose, Luciano Manicardi ha descritto la omnipervasività della fragilità, precisando lungo tutto il corso della sua relazione introduttiva che non è opportuno alcun elogio, né esaltazione della fragilità, ma solo la sana e adulta accettazione della sua esistenza. Ma, questa omnipervasività non ha l'ultima parola, o meglio può non averla; la vulnerabilità che è la cornice stessa della vita umana, può diventare, se accolta e lavorata appello alla cura, alla compassione, all'amore. Il valore della fragilità non sono i suoi limiti ma il posto che i suoi limiti lasciano all'uomo per amare, la fragilità è dunque monito all'azione, opportunità di relazione e appello alla giustizia.
Il modello della cura si pone come alternativo, anche sul piano politico e sociale a quello del dominio, che non tollerando la fragilità produce una quantità di misure di sicurezza e di controllo che rendono la persona, la società, l'istituzione ancora più fragile.
E se invece la sicurezza passasse dentro ad una fragilità accettata e condivisa?
Dunque se anche l'ineluttabile ha una storia cosa ne è di tutte le fragilità che costituiscono il nostro tempo?
Laura Cortimiglia, psicoterapeuta esperta di disagio adolescenziale, ha parlato durante il suo intervento di "fragilità identitaria", riportando al centro del dibattito l'importanza della presa di consapevolezza delle proprie emozioni, così da evitare quei meccanismi difensivi che diventano poi, a livello sociale, chiusure di fronte al nuovo e rifiuto davanti al diverso, allo straniero.
Fragile è la cultura che ha perso oggi la capacità di leggere i fenomeni in prospettiva storica, e dunque, secondo Andrea Dessardo, professore di Storia della Pedagogia all'università Europea, è necessario la riformazione di comunità, con alla base valori condivisi ma allo stesso tempo aperte e pluraliste che ritornino a generare e trasmettere sapere, perché se è vero che la cultura è personale non è mai individuale ma sorge, si forma e si trasmette sempre in una comunità.
Fragile è la politica, il sistema partitico, le stesse istanze democratiche. Il sorgere del populismo interroga profondamente e mette in scacco un certo tipo di narcisismo intellettuale, che forse, ricorda Umberto Ronga, professore di Diritto Parlamentare all'Università Federico II di Napoli, non hanno saputo cogliere e dare risposta ad istanze e preoccupazioni legittime che provengono da quella parte della popolazione che ad oggi si rivela come maggioranza.
E infine anche il tessuto ecclesiale, come ogni gruppo umano è fragile, sfilacciato, poco resistente, nel suo intervento, Giacomo Ghedini, dottorando in Storia Contemporanea all'Università di Bologna, sottolinea come una Chiesa credibile è una Chiesa che sempre torna alla sequela, una Chiesa che ispira fiducia è una Chiesa che per prima ha fede in Dio.

Cristiani in Ricerca, giunto alla sua decima edizione desidera ringraziare per la partecipazione numerosa che si è verificata quest'anno, per la presenza, ogni anno, di ragazzi e ragazze nuove che arricchiscono il dibattito e portano nuove idee e istanze su cui riflettere. Un ringraziamento particolare come sempre alla Comunità Monastica di Camaldoli per l'ospitalità e per la condivisione fraterna, e infine un ultimo ringraziamento a coloro che, ormai dieci anni fa, decisero di dare continuità ad un progetto, ad uno stile, ad un metodo e ad una modalità di pensare insieme che ancora oggi proseguono e intercettano uomini e donne appassionati per cui davvero la ricerca condivisa è uno stile di vita.