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Il pericolo autoritario esiste: comprensibile ragionare su un governo per la coesione sociale

21 Agosto 2019

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di BEPPE ELIA

Ieri non si è consumata solo una crisi di governo, ma si è palesata una frattura ben più grande e più radicale fra le forze politiche, specchio di una divisione che riguarda la nostra società e sta corrodendo le nostre comunità.

Indubbiamente il ministro Salvini (e la Lega, non sappiamo quanto compattamente) ha prodotto uno strappo, contando di poter andare alle urne e raccogliere i consensi che in questi mesi ha saputo accrescere con gesti dirompenti e parole bellicose; in una situazione peraltro di grande debolezza dei suoi alleati e dei partiti dell'opposizione.

Il discorso del presidente del Consiglio Conte, la replica del ministro Salvini e gli interventi che si sono succeduti hanno reso evidente che si stanno confrontando concezioni molto diverse di stato, e che orientamenti autoritari e sovranisti si pongono ormai senza freni come opzioni possibili per il futuro del Paese.

Non so cosa deciderà il presidente Mattarella, alla cui saggezza e competenza tutti si appellano, ma certamente è comprensibile (e pienamente conforme alla Costituzione) che oggi coloro che sentono con preoccupazione questa deriva istituzionale provino a ragionare insieme per dare all'Italia un governo che si riconosca intorno ai fondamenti comuni della nostra democrazia e che lavori a realizzare alcuni progetti non più rinviabili.

A noi il compito di vigilare, di parlare con chiarezza e mitezza, di dialogare, di aiutare a creare coesione sociale là dove si generano tensioni e conflitti. Stare semplicemente a guardare può divenire un peccato di omissione.