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Chiesa, una transizione epocale?

08 Agosto 2019

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Il 30 giugno scorso i Gruppi MEIC di Acireale e Catania hanno svolto l'Assemblea annuale a Trecastagni, ridente centro pedemontano etneo. Erano presenti il delegato regionale Salvatore Iannitto e l'assistente regionale Don Paolo La Terra.

La mattinata tematica, introdotta da Marinella V. Sciuto, ha visto come ospite il prof. Don Pino Ruggieri il quale ha tenuto una relazione dal titolo : "Transizione epocale della Chiesa?" offfrendo numerosi spunti di dibattito in seduta plenaria. Nell' introduzione alla giornata, si è evidenziato il calendario delle prossime attività del Movimento, oltre all'imminente settimana teologica di Camaldoli sul tema "Fede e Politica. Un dialogo da ricominciare", la XIV assemblea nazionale del Movimento che si terrà nell'aprile del 2020. L'incontro congiunto dei due gruppi sul tema della Chiesa si colloca proprio nei lavori preparatori dell'Assemblea Nazionale. La presenza del prof. Ruggieri è stata quindi propizia per ricapitolare il percorso tematico della riforma della Chiesa a partire dai lavori della settimana teologica di Camaldoli del 2017 dal titolo: "Forma e Riforma della Chiesa. Idee e proposte per camminare insieme a Francesco" per arrivare alla Settimana Teologica del 2018 che ha approfondito il tema della "Democrazia e Sinodalità. Immaginare nuove forme di partecipazione civile ed eccelsiale" con interventi anche di taglio ecumenico. E' dunque giunto il "kairos" della sinodalità, come ha ribadito il documento del marzo 2018, richiamato nell'introduzione, da parte della Commissione Teologica Internazionale. Non a caso Papa Francesco, che vuole la riforma in capite e in membris, ha parlato di "conversione del papato": " In una chiesa sinodale, anche l'esercizio del primato petrino potrà ricevere maggiore luce. Il papa non sta, da solo, al di sopra della Chiesa; ma dentro di essa come battezzato tra i battezzati e dentro il collegio episcopale come vescovo tra i vescovi, chiamato al contempo - come successore dell'apostolo Pietro - a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell'amore tutte le Chiese". Si passa dunque dalla piramide alla logica dell'insieme.  La sinodalità è dunque modus vivendi et operandi: modus vivendi, quindi stile di vita imperniato sull'eucarestia; modus operandi come stile di azione.

Su questo terreno si colloca il giudizio teologico e storico sull'epoca del Papato che stiamo vivendo.

Dopo la S. Messa officiata dall'assistente regionale Don Paolo La Terra ed il pranzo i due gruppi si sono riuniti separatamente per discutere dei problemi organizzativi e dei programmi del prossimo anno.

L'esperienza ormai al secondo anno consecutivo ha riscosso largo apprezzamento nei partecipanti ed è stata avanzata anche la proposta di poter estendere per il prossimo anno l'invito ad altri gruppi della regione.


Transizione epocale nella Chiesa?
di DON PINO RUGGIERI

(sintesi dell'intervento)

Per rispondere alla domanda su cosa stia accadendo nella Chiesa oggi, soprattutto sotto il profilo della dottrina e della disciplina, Don Ruggieri invita ad andare oltre le polemiche destate da alcuni episodi di critica nei confronti di Papa Francesco come la lettera con i dubbi dei quattro cardinali o l'accusa di eresia per l'esortazione apostolica "Amoris Laetitia", o, sul fronte opposto, l'esaltazione dello stile personale di vita di Papa Bergoglio, della semplicità dei rapporti umani, dell'aver posto il primato del Vangelo al centro del suo insegnamento.

Per rispondere meglio alla domanda posta occorre fare riferimento alla storia recente della Chiesa, dalla fine del pontificato di Pio XII fino ai nostri giorni. Ciò porta ad un esame più articolato che va ben oltre i fatti episodici e consente di inquadrare l'attuale pontificato come una fase non definitiva del lungo processo di recezione del Concilio Vaticano II. Fu il Concilio, voluto ed iniziato da Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI a innescare quella svolta epocale che è ancora in divenire.

I punti centrali delle innovazioni di Bergoglio sono: il primato del Vangelo della Misericordia rispetto alla dottrina ed alla disciplina, l'atteggiamento di apertura verso le altre Confessioni Cristiane ed all'Islam, la valorizzazione delle Conferenze Episcopali.

Per il primo punto, nell'esortazione Evangelii Gaudium al n  45, il Papa cita precisamente il principio di pastoralità indicato come fondamentale per l'insegnamento dottrinale della Chiesa nel discorso di apertura del Concilio. Il principio, enunciato da Giovanni XXIII, fu ulteriormente approfondito e determinò la nuova concezione della rivelazione cristiana che non viene presentata come manifestazione delle verità soprannaturali che la ragione non può conoscere ma come evento di comunicazione del mistero di Dio all'uomo "Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici per invitarli e ammetterli alla comunione con sé" (Dei Verbum, 2). La rivelazione avviene ogni volta che l'uomo si apre al mistero di Dio. L'apertura di Papa Francesco non è altro quindi che un'attuazione dei principi stabiliti dal Concilio.

L'atteggiamento di apertura verso le altre Confessioni Cristiane e lo stesso Islam  è in chiara continuità non solo con il Vaticano II ma anche con i Pontefici che hanno preceduto l'attuale Papa. Significativo l'incontro di preghiera nel 1986 voluto da Giovanni Paolo II durante il quale i rappresentanti delle varie religioni, pur senza pervenire ad una preghiera comune, pregarono, nello stesso tempo ed in uno spazio fortemente simbolico per la pace come Assisi, seguendo i riti ed i contenuti della tradizione religiosa propria di ognuno. In quell'occasione la differenza religiosa è stata "celebrata" in comune come prassi di pace.

Molto più complesso è il discorso del terzo punto qualificante del pontificato di Papa Francesco, l'attuazione della collegialità episcopale affermata nel Vaticano II, ma che nella sua attuazione, pone problematiche che possono essere affrontate seriamente solo se si procede con la riforma del papato e della curia. Il Papato di Bergoglio, valutato nel lungo periodo della storia della Chiesa, non costituisce una cesura ma va letto come una tappa della ripresa di un cammino iniziato con il Vaticano II che necessita di altri passi come il riconoscimento effettivo dell'autorità dottrinale delle conferenze episcopali contenuto nella Evangelii Gaudium o il motu proprio Mitis Iudex Dominus Jesus sulla riforma del diritto canonico. Si deve riconoscere che si tratta del carattere incipiente di un cammino che appare lungo se raffrontato a quello millenario precedente che ha portato da una comunione delle Chiese ad una Chiesa universalistica e centralizzata ontologicamente presente nelle Chiese che vivono nella storia.