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Gił le mani dalla scuola e dal pensiero critico

18 Maggio 2019

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di MARINELLA V. SCIUTO
vicepresidente del Meic e insegnante

La vicenda del provvedimento disciplinare adottato nei confronti dell'insegnante palerminata Anna Maria Dell'Aria, 40 anni di servizio, da 20 docente in un Istituto Tecnico Industriale, è divenuta un caso politico.
Le eventuali criticità, sul piano metodologico, di un accostamento tra le questioni attuali sulla gestione del flusso migratorio e la memoria della Shoah -che potrebbero rinvenirsi nel lavoro degli studenti e che potrebbero non essere state avvertite dalla docente- non possono, tuttavia, a meno di non rischiare di compromettere il principio della libertà di insegnamento, divenire motivo per l'applicazione di una sanzione che appare assolutamente sproporzionata e lesiva della dignità professionale di una mite docente, "rea" di aver lasciato ai propri studenti la libertà di esprimere in pubblico le conclusioni del loro lavoro di ricerca, peraltro in un istituto scolastico che reca l'intitolazione a quel monarca, Vittorio Emanuale III di Savoia, che, a differenza, ad esempio, di Cristiano X di Danimarca, accettò di firmare il 17 novembre del 1938 i "Provvedimenti per la difesa della razza".
Suscita non poche perplessità, d'altro canto, l'iter che ha condotto al provvedimento disciplinare: la sospensione della docente, infatti, è scattata al termine di un'ispezione innescata da un "tweet" rivolto al ministro Bussetti da parte di un attivista di destra, rilanciato dalla sottosegretaria leghista ai Beni culturali Lucia Borgonzoni. Resta non chiaro, ma per questo non meno allarmante, il dato, pure diffuso dagli organi di stampa, circa un intervento presso l'istituto scolastico della Digos.
Sorprende che analoga solerzia non si sia registrata in occasione del dileggio della nostra Costituzione che un docente di sostegno, in servizio in Veneto, ha operato sui social e che ha suscitato un esposto alla magistratura.
La cronaca ci invita a riflettere sul fatto che una sana democrazia non possa essere indifferente alla funzione sociale della scuola come luogo di esercizio del pensiero critico, disponibile al confronto e al dibattito, nel rispetto delle regole e dei principi del nostro ordinamento.