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FOLIGNO I cattolici e la politica per un nuovo popolarismo

06 Maggio 2019

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di ALVARO BUCCI

"Velleitario, fuori del tempo, astorico qualsiasi tentativo di aggregare i cattolici in un'unica formazione, ricostituendo un partito identitario". E' una delle affermazioni, uno dei punti fermi espressi dal prof. Lino Prenna, coordinatore nazionale dell'associazione dei cattolici democratici Agire politicamente, in occasione dell'incontro organizzato di recente dal Gruppo Meic di Foligno su "I cattolici e la politica per un nuovo popolarismo". E lo ha affermato riferendosi ad alcune sollecitazioni di papa Francesco e del card. Bassetti sull'esigenza della presenza dei cattolici in politica.
In particolare Prenna ha rammentato le indicazioni del card. Bassetti espresse in occasione di una sua intervista rilasciata al quotidiano Avvenire, il 14 gennaio scorso, in cui il presidente della Cei auspica "un impegno concreto e responsabile dei cattolici in politica" proponendo una sosta di "Forum civico", dove le "tantissime esperienze sul territorio a livello associativo o anche singole esperienze" potrebbero essere messe in rete. Non rappresenta quindi un "tentativo" coerente con questa indicazione - secondo Prenna - quella del vescovo emerito di Prato, mons. Gastone Simoni, dopo aver costituito l'associazione "Politica insieme", di dare vita e sostenere un partito ispirato ai valori cattolici, identitario. Basterebbe riferirsi al riguardo al documento del Concilio "Gaudium et spes" e alla Lettera apostolica di Paolo VI "Octogesima adveniens " che ribadiscono il pluralismo politico dei cattolici, "un punto di non ritorno".
Prenna ha quindi proseguito specificando le ragioni del "mettersi in rete", cioè il che fare. Ricorrendo ancora a quanto dice lo stesso Bassetti: mettersi al servizio del bene comune e ricordare il principio di laicità della politica. Per quanto riguarda il bene comune, Prenna è ritornato a precisare come "il bene comune non coincide con il bene dei cattolici, anche dove sono maggioranza". Il che vuol dire che la legislazione, le istituzioni sociali, tutto ciò che può essere prodotto e costituito sul territorio deve tener conto dei bisogni di tutti i cittadini "perché il bene comune è il bene di tutti e di ciascuno". Un principio molto importante che dovrebbero tener presente quei cattolici che "pretendono" che i principi in cui credono diventino leggi dello Stato. La legge, infatti, "non può essere la trascrizione meccanica dei principi della fede". I cattolici, certamente, portano i loro principi, ma, insieme con gli altri, attraverso il lavoro della "mediazione", cercano di tradurre quei principi, che sono assoluti e indiscutibili, in "strumenti operativi inevitabilmente relativi" che, cioè, "non toccano l'assoluto dei principi".
Nell'ultima parte della sua riflessione, Prenna è entrato nella tematica del popolarismo, ideato da Luigi Sturzo, che oggi appare quanto mai opportuno approfondire in quanto in grado di suggerire una linea politico-culturale aggiornata. E ciò nella convinzione che si stia attualmente stabilendo di fatto una polarizzazione politica tra populismi e popolarismo. Si tratta allora di pensare ad un popolarismo inteso come "cultura popolare, cultura democratica, la cultura che fa sua tutta la tradizione delle culture popolari del ‘900, a fronte dei populismi che sono rappresentati a vario livello". L'attuale Governo, ad esempio, rappresenta "una combinazione di due populismi diversi che tra l'altro attingono a fonti diverse".
L'elaborazione di un nuovo popolarismo, secondo Prenna, potrebbe servire, al PD o ad altre formazioni che oltre ai cattolici comprendano altri provenienti da altre culture popolari, per determinare un orizzonte politico più ampio, plurale, non di tipo identitario, ma radicato nella vita del popolo. "La proposta - ha affermato in conclusione Prenna - è di attingere dalla teologia del popolo di papa Francesco l'ispirazione fondamentale di questo popolarismo".