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Abbiate la pazienza di aspettarci

05 Aprile 2019

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di MATTEO FERRARI
monaco di Camaldoli

«Abbiate la pazienza di aspettarci» (CV 299). Con queste parole termina l’Esortazione Apostolica Postsinodale di Papa Francesco, seguita al Sinodo dei Vescovi sul tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale» del 2018. Si tratta di un lungo documento diviso in nove capitoli che cercano di raccogliere, in forma di lettera rivolta direttamente ai giovani, gli spunti emersi nell’intero percorso sinodale, a partire dalla consultazione diretta di molti giovani fino alla celebrazione vera e propria del Sinodo.

La conclusione, dalla quale siamo partiti, è assai espressiva. La Chiesa, nelle parole di Papa Francesco, sa che spesso per i giovani il suo messaggio può sembrare «in ritardo». Tuttavia, il Papa non si stanca di affermare che è compito dei giovani «andare avanti» e poi «saper attendere». Dietro questo messaggio si nasconde un annuncio ecclesiale molto importante. Da una parta si afferma che principio fondamentale della vita della Chiesa è la «comunione» e che, per preservare la «comunione», occorre aspettarsi, come Giovanni che per primo arriva al sepolcro vuoto, ma, prima di entrare, sa attendere Pietro, che corre meno veloce di lui. Dall’altra il Papa afferma di non avere paura di chi corre, di chi sa aprire strade nuove, di chi accetta il rischio della giovinezza. La Chiesa infatti non sarebbe fedele alla sua missione se non accogliesse la sfida della giovinezza. Lo testimoniano i tanti «giovani santi» di cui il Pontefice fa un lungo elenco (cf. CV 49-63). Questa tensione tra «velocità» della corsa e «attesa» rappresenta il volto di una Chiesa giovane che custodisce la comunione e l’unità. Una tensione che oggi spesso non è compresa, ma che va messa in luce e riaffermata. Per vivere una vera comunione, infatti, non bisogna aver paura di «correre» e, nello stesso tempo, occorre avere la pazienza di attendere. Senza queste due caratteristiche non c’è «comunione» e, quindi, neppure Chiesa. È una affermazione che, per l’Esortazione apostolica, ha anche delle conseguenze molto concrete per uno «stile ecclesiale». I cristiani, infatti, non devono essere dei «tipi strani», ma nello stesso tempo non possono non avere il coraggio «di essere diversi, di mostrare agli altri sogni che questo mondo non offre, di mostrare la bellezza della generosità, del servizio, della purezza, della fortezza, del perdono, della fedeltà alla propria vocazione, della preghiera, della lotta per la giustizia e il bene comune, dell’amore per i poveri, dell’amicizia sociale» (CV 36).

La prima parte del Documento è particolarmente stimolante. I primi due capitoli infatti hanno un carattere biblico ed ecclesiologico. Allo sguardo complessivo ai giovani e alla giovinezza nella Bibbia (Cap. I), segue un capitolo dedicato a Cristo, alla sua vita umana, come modello per il giovane (Cap. II). La riflessione del Papa si radica sul principio dell’incarnazione quando afferma che «la giovinezza è un periodo originale e stimolante della vita, che Gesù stesso ha vissuto, santificandola» (CV 23). L’umanità di Gesù è «modello» che può illuminare ogni passaggio della vita cristiana. Assumendo questa prospettiva, l’Esortazione apostolica offre spunti particolarmente significativi per la riflessione e per il cammino di fede dei giovani e con i giovani. Non solo i giovani devono vedere in Gesù il loro modello, ma anche la Chiesa deve assumere il suo stesso atteggiamento nei confronti della gioventù, imparando ad ascoltare, prima di dare risposte preconfezionate (CV 65).

Gli altri capitoli affrontano diverse tematiche più direttamene pastorali. Si parte dal modo di leggere la situazione attuale dei giovani – tenendo conto delle situazioni molto differenti nei diversi continenti – e della loro condizione (Cap. III), per passare all’annuncio fondamentale che la Chiesa vuole rivolgere ai giovani: Dio amore, Cristo come salvatore e vivente, lo Spirito santo come colui che «disegna in noi» la vita nuova che Dio ci dona. Gli ultimi capitoli hanno un carattere più direttamente pastorale e terminano mettendo al centro, dopo aver parlato della vocazione (Cap. VIII), il tema del discernimento (Cap. IX), come elemento fondamentale nella vita del giovane e dell’accompagnamento che la Chiesa può offrire ai giovani. Nel n. 285 il Papa propone alcune domande fondamentali per il discernimento personale, particolarmente preziose.

Un testo molto ricco e corposo, che papa Francesco consegna ai giovani che sono l’«oggi» della Chiesa, chiamati ad essere corresponsabili dell’annuncio del Vangelo di Gesù agli uomini e alle donne di oggi.