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Addio a Maria Mariotti, "decana" del Meic

25 Gennaio 2019

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di CATI BORRELLO BELLIENI

Ricca di giorni e di sapienza, a 103 anni, il 24 gennaio ha concluso il suo pellegrinaggio terreno la prof.ssa Maria Mariotti, storica socia del laicato di AC nella FUCI, Laureati Cattolici e MEIC di Reggio Calabria.

Nata a Reggio Calabria il 18 maggio 1915, fin dall'adolescenza ha vissuto con intensità l'esperienza religiosa, in piena condivisione con la madre, protagonista dei primi sviluppi del Movimento cattolico femminile in Calabria, frequentando l'Azione Cattolica diocesana e numerosi convegni di studio e incontri di spiritualità regionali e nazionali, occasioni di formazione e di preziose conoscenze con figure di grande interiorità e spirito apostolico.

Nel 1938 si iscrisse alla facoltà di Filosofia dell'Università Cattolica, prevalentemente per l'esigenza di una più chiara illuminazione intellettuale della vita di fede. A Milano aderì alla FUCI e divenne presidente del gruppo ambrosiano. Si laureò con una tesi sulla problematica del male in Hegel, discussa col prof. G. Bontadini.

Bloccata a Roma dallo sbarco alleato, pur nelle difficoltà del momento storico visse un intenso periodo di studio e di collaborazione con mons. A. Lanza, che coordinava i responsabili dell'AC, ma anche di azione nell'opera di assistenza ai profughi e agli sfollati.

Rientrata per una precisa scelta di presenza e di impegno in Calabria, ha insegnato nelle scuole pubbliche. Nella svolta democratica del dopoguerra ha allargato l'impegno educativo all'attività sindacale, civica e politica, prodigandosi con il CIF nella formazione delle donne che partecipavano per la prima volta al voto; collegandosi con la DC nella linea della sua ispirazione cristiana, venne eletta nel Consiglio comunale di Reggio (1946-1953) e fu candidata, non eletta per lieve scarto di voti, all'Assemblea Costituente. Al degenerare del clima di entusiasmo, per sottrarsi a strumentalizzazioni e al collateralismo che minacciava di soffocare lo spirito delle associazioni cattoliche, concluse la parentesi politica per confermare ed approfondire la scelta religiosa.

Il suo interesse sociale e civile si orientò verso studi e riflessioni sulla Questione meridionale - in continuità con la Lettera dell'episcopato del Sud I problemi del Mezzogiorno, stilata nel 1948 da mons. A. Lanza - e sulla responsabilità degli intellettuali, insieme ad un'attività personale e di gruppo, di servizio e non privilegio, per la formazione delle coscienze e la rinascita della società calabrese. Nell'intreccio tra studio, impegno civile ed ecclesiale, la ricerca delle cause della crisi religiosa e sociale del Sud la portò, dagli anni '60, a sviluppare sistematici studi storici su Chiesa, movimento cattolico e società calabrese, e all'esigenza di conservazione e fruizione dei beni culturali con l'impegno per lo sviluppo di Biblioteche ed Archivi.

"L'esplosione del Concilio non ci ha colti di sorpresa" annotava individuandone gli orientamenti di fondo nel rinnovamento dell'esperienza comunitaria e delle strutture pastorali e missionarie della Chiesa, e nella promozione di un laicato adulto. Sviluppò allora l'interesse per la teologia della Chiesa particolare (con la pubblicazione di Apostolicità e missione nella Chiesa particolare, pref. di mons. Carlo Colombo, Studium, 1965) e collaborò all'istituzione e attività degli organismi di partecipazione ecclesiale a livello diocesano (da segretaria del Consiglio Pastorale), regionale (CER), con incarichi anche nazionali (MEIC, AC, Consulta Aggregazioni Laicali, Justitia et Pax, ABEI, SAE, COP) curati sempre con severo spirito di servizio e sapiente apertura di intelligenza e di cuore.

Impegnata attivamente nella Chiesa locale e nel Meic, ha contribuito alla specificità di esperienza intergenerazionale e di comunità eucaristica del gruppo reggino. La sua testimonianza, incoraggiamento e riflessione ha costituito per molti la Grazia di un'iniziazione al senso autentico della Chiesa come comunione primariamente teologale, allargata pluralisticamente alle varie età e categorie sociali. Nel clima del post-Concilio in cui, specie per i più giovani, era forte il rischio di appartenenze parziali e di contestazione, ha aiutato a superare la contrapposizione Carisma - Istituzione nella concretezza della Chiesa locale, in cui la molteplicità di carismi e ministeri viene riconosciuta ed armonizzata dal carisma-ministero episcopale.

Nei suoi lunghi anni, anche nell'esaurirsi delle forze fisiche, ha testimoniato il valore dell'assiduità della presenza alle iniziative comunitarie, del Meic e della Diocesi, superando scelte guidate da criteri troppo personali; di una partecipazione liturgica sobria ed essenziale, senza sciatteria e rozzezza, ancorata alla Tradizione pur nello sviluppo creativo; dell'affettuosa cordialità con i fratelli più poveri; dell'impegno nelle strutture diocesane, senza trascurare l'attenzione al soffio dello Spirito in gruppi, movimenti, esperienze, contribuendo ai primi sviluppi in Diocesi del movimento Ecumenico, il Diaconato permanente, il dialogo interreligioso...

E non è stato irrilevante il suo essere "donna" nella Chiesa, con un servizio privo di rivendicazioni, ma sempre grato a Dio per i doni ricevuti e messi a disposizione della Comunità pur in un contesto culturale, sociale ed ecclesiale non sempre favorevole. Non considerando la donna un problema speciale nella Chiesa, ha valorizzato l'esercizio normale della ministerialità femminile, aprendosi anche alla maturazione di nuove modalità di presenza.

Il suo orientamento vocazionale alla consacrazione al vescovo e alla chiesa particolare in età già avanzata si è felicemente concretizzato nell'adesione al ripristinato Ordo virginum.

In apparenza clericale, ma profondamente laica, non solo per stato di vita, impegno nelle realtà temporali, studi anticipatori su laici e associazionismo cattolico, è stata non solo stimata, ma benvoluta e in rapporti di amicizia intellettuale con persone di tutte le estrazioni ideologiche e religiose, che sempre hanno rispettato il suo essere cattolica.

Lo spirito di questo percorso di vita ultracentenario ben si esprime nella consapevolezza da lei più volte espressa "che ciò che abbiamo ricevuto e riceveremo dalla nostra partecipazione alla vita della Chiesa pellegrina in Calabria supererà sempre ciò che potremo darle. Un servizio di carità intellettuale che vuole aiutare noi ed i fratelli a conservarci nello spirito evangelico di vigilanza critica e di lettura dei segni dei tempi".

Don Domenico Farias, storico assistente Fuci e Meic, suo collaboratore per tanti anni, annotava nella celebrazione dell'80°: "Ciò che non solo io, ma credo tutti noi dobbiamo a Maria è un formidabile aiuto a non stare a disagio nella Chiesa, ma a vivervi nello Spirito come a casa nostra, salvando così tanto la Chiesa, come la casa e prima ancora noi stessi".