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La buona politica contro la strategia della paura

01 Gennaio 2019

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di MARINELLA V. SCIUTO
vicepresidente nazionale del Meic

"La buona politica è al servizio della pace": il tema del messaggio della 52ma Giornata mondiale della pace, voluta da san Paolo VI, suggerisce una articolata riflessione su un "grande progetto di pace" a partire dal riconoscimento di tre dimensioni interconnesse: la pace con sé stessi, la pace con l'altro, la pace con il creato. La pace autentica infatti non si misura con l'assenza di guerre, seppur ancora presenti in alcune aree del pianeta, ma con il valore del rispetto. In questo consiste la sfida della buona politica. Il buon politico, cosciente della responsabilità del suo ruolo, agisce per praticare le virtù umane della giustizia, dell'equità, del rispetto reciproco, della sincerità, dell'onestà, della fedeltà. Quando però non è vissuta come servizio alla collettività umana, «la politica può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione» (n. 2). Il prezzo di tale abuso della politica è pagato dalle categorie sociali più deboli, bambini e giovani, i primi, vittime in particolare di violenze nelle attuali zone di conflitto e i secondi, « tentati dalla sfiducia, perché condannati a restare ai margini della società, senza possibilità di partecipare a un progetto per il futuro» (n. 4). Occorre pertanto rifiutare con forza la "strategia della paura": «Non sono sostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza» (n. 6) Il progetto di pace è dunque in mano a donne e uomini di buona volontà che non si tireranno indietro rispetto alla sfida del futuro coltivando giorno per giorno quella che papa Francesco chiama  "una fiducia dinamica nella possibilità di lavorare insieme per il bene comune", una fiducia che, vero antidoto alla paura, è capace di costruire società solidali e accoglienti.