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Democrazia malata, terapia sbagliata

25 Luglio 2018

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di SIMONE ESPOSITO

L'intervista di Davide Casaleggio sul superamento della democrazia rappresentativa e sul Parlamento che diverrà presto inutile è stata accolta da un prevedile e vasto stracciamento di vesti, a partire dalle forze politiche di opposizione. Appelli al presidente della Camera (e collega di partito di Casaleggio) Roberto Fico, vane evocazioni del Venezuela, e via così.

Reazioni del genere sono il termometro fedele di una incapacità diffusa di generare una risposta culturalmente e politicamente attrezzata alla stagione appena cominciata.

Salvo poche, lodevoli eccezioni (come Mauro Magatti su Avvenire), quasi nessuno di quelli che ne avrebbero il dovere ha provato a rispondere nel merito. Nel merito di un modello democratico sempre più in crisi e sempre meno credibile, nel merito di un sistema parlamentare sempre più svuotato di senso (le interrogazioni declamate davanti a nessuno, i deputati che vanno in barca a vela anziché al lavoro e lo rivendicano, i nani i Razzi e le ballerine, le decisioni prese sempre altrove) e spesso ridotto solo a palude nella quale annegare la responsabilità politica, che è la vera grande scomparsa di questi ultimi decenni (gli iter legislativi paralizzati, gli emendamenti notturni in commissione per smontare i provvedimenti a uso delle lobby, le perversioni del bicameralismo perfetto che adulterano e mortificano i processi democratici).

Il problema di Casaleggio non è la sua diagnosi (la democrazia rappresentativa sta male: vero). Il problema è la sua terapia: il tecnodirigismo opaco e ingannevole, il plebiscitarismo digitale costruito ad arte che alla fine salva solo e sempre il Barabba di turno, l'illusione di una partecipazione diretta che trasforma il voto in televoto, la politica (attiva e passiva) che, da atto faticoso e costante di responsabilità si tramuta in like a costo zero.

Ma la nostra terapia dove sta? E' tempo, davvero ora, senza indugiare oltre, di costruire forme autenticamente nuove di partecipazione democratica. Il Meic ne è consapevole, tanto da aver scelto di dedicare al tema della democrazia e della sinodalità la prossima Settimana teologica di Camaldoli, fra meno di un mese.

E' una sfida doverosa. Quando Benito Mussolini trasformò Montecitorio nel "bivacco di manipoli" quella era veramente un'"aula sorda e grigia". Allora come ora. Allora come ora la democrazia è ammalata, e quando è ammalata, è esposta irrimediabilmente alle infezioni autoritarie. Non vorrei che, allora come ora, rischiassimo di rimanere a guardare dalla cima di un inutile, colpevole Aventino.