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La domenica della responsabilitÓ

03 Marzo 2018

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PRESIDENZA NAZIONALE MEIC

Siamo un po' esausti e storditi dal fiume di parole, promesse, liti, aggressioni verbali e fisiche che questa campagna elettorale ha riversato nelle nostre case e nelle nostre città, alimentando quel disinteresse e anche quella ostilità verso la politica e i suoi riti, che da anni crescono rigogliosi, come zizzania che rischia di soffocare la fragile democrazia.

Ma questo è anche il tempo della responsabilità, consapevoli che non possiamo assegnare indistintamente al ceto politico la colpa di questo clima avvelenato, sia perché sarebbe ingiusto nei confronti di coloro (e sono molti) che stanno interpretando il loro ruolo, a livello nazionale o nelle amministrazioni locali, con rigore e competenza, ma soprattutto perché sono i singoli e le aggregazioni sociali, in molte loro espressioni, a manifestare quelle stesse patologie (l'egoismo personale o di gruppo, l'intolleranza verso le regole, la convinzione che siano sempre gli altri ad essere ingiusti e a minare la nostra libertà, la sfiducia verso il futuro e la ricerca di ricette che salvino noi ora, la mancanza di un vero senso comunitario capace di valorizzare le diversità...) che lamentiamo in coloro che ci rappresentano.

Responsabilità è anzitutto non arrendersi alla tentazione di tenersi fuori dai giochi, di pensare che la vita possa andare avanti senza alcun coinvolgimento politico, o anche di "dare una lezione" ad una classe dirigente che riteniamo non meriti il nostro voto. Perché quel vuoto lasciato dall'astensione di qualcuno è riempito da qualcun altro, con la conseguenza che aggregazioni politiche sempre meno rappresentative acquisiscono potere decisionale e determinano le scelte strategiche dell'intero Paese, magari assecondando, per ragioni di consenso,  gli umori più egoistici dei gruppi sociali che li sostengono.

Responsabilità è compiere un'azione di discernimento, perché non è vero che i programmi politici sono tutti uguali; quanto meno è essenziale fare una scelta di campo, cercando di capire quale Italia si vuole costruire, al di là delle proposte roboanti e chiaramente inattuabili: si confrontano idee diverse di giustizia sociale, di forma comunitaria  e di cittadinanza, di equità intergenerazionale, di Europa. L'emergere poi, sempre più dirompente, di gruppi che si ispirano al fascismo e che trovano simpatie in alcuni partiti, non è un fatto episodico, ma che segna questo passaggio della nostra storia; occorre essere vigili e riaffermare, anche con il voto, il valore della nostra democrazia, della nostra capacità di far convivere idee diverse, l'esigenza di non tornare indietro ma, al contrario, di guardare davanti a noi, di aprire spazi, di inserirci in un mondo, certo complesso, ma che non è il nostro nemico.

Il voto di domenica è un passaggio determinante; a dispetto di una legge elettorale molto discutibile e farraginosa, e di tante perplessità, bisogna esprimersi, almeno per dire in quale direzione vogliamo che il nostro Paese cammini. Ma subito dopo occorrerà rimettere mano ad un progetto di cultura politica, per ridare ossigeno all'azione politica, oggi troppo debole e autorefenziale per essere coltivata.