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INCONTRO AL RISORTO Quaresima, tempo del risveglio

14 Febbraio 2018

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di DON GIOVANNI TANGORRA

La parola "quaresima", dal latino quadragesima dies, serve a contare i giorni che mancano alla pasqua di Cristo. La sua principale funzione è quindi di disporre gli animi alla celebrazione della Pasqua, che Gregorio Nazianzeno definiva la "festa delle feste". La Pasqua è l'avvenimento fondatore, contiene tutto il mistero della redenzione, ed è per l'uomo il sacramento del passaggio dalla sofferenza del venerdì santo alla gioia della domenica di risurrezione.

La Chiesa antica chiedeva ai catecumeni, che sarebbero stati battezzati la notte del sabato santo, di giungere all'appuntamento intensificando l'attesa con la penitenza e la preghiera. Poiché la comunità aveva l'usanza di accompagnarli nel medesimo cammino, facendo memoria del proprio battesimo, la pratica si estese, dando molto probabilmente origine alla Quaresima. Le prime notizie certe si hanno in documenti risalenti al IV secolo. Per Leone Magno era "il farmaco dei quaranta giorni", un periodo di rigenerazione spirituale per tutta la Chiesa.

La scelta del numero quaranta deriva dalla simbolica biblica, dove indica il tempo della preparazione e della prova prima di qualche grande avvenimento. Quaranta giorni Mosè rimase sul Sinai (Es 34,28), e quaranta furono i giorni di Elia, prima dell'incontro con Dio sull'Oreb (1Re 19,8). Dopo aver subito la tentazione, e digiunato nel deserto per quaranta giorni, Gesù dette inizio alla sua missione terrena (Mt 4,1-2). Questi esempi incisero sulla conformazione della Quaresima, dandole uno stile di raccoglimento, vissuto attraverso la preghiera, il digiuno, la carità. Il Vaticano II ha aggiunto l'ascolto assiduo della Sacra Scrittura. Sono mezzi in vista di un fine più alto, che è il rinnovamento.

Nel rito romano, l'inizio della Quaresima coincide con il mercoledì delle ceneri, chiamato caput quadragesimae. Si digiuna e si ricevono le ceneri. Polvere grigia, che rappresenta la fragilità della vita, le ceneri dispongono all'umiltà della penitenza. Nella disciplina antica, i penitenti si rivestivano di sacco e dormivano su giacigli cosparsi di cenere. Tuttavia essa ha anche un significato di speranza, come la Fenice che risorge dalle sue ceneri. Per san Giovanni Crisostomo, la cenere era simbolo del riscatto, «quando infatti vedi il corpo di Cristo dì a te stesso: per questo Corpo non sono più terra e cenere, non più schiavo, ma libero».

La Quaresima prosegue per cinque domeniche, giacché la sesta coincide con le Palme e apre la settimana santa. Nelle letture si sentiranno i temi peculiari del periodo. I Vangeli festivi dell'anno B comprendono: l'inizio di Marco, con l'invito alla conversione; il racconto della trasfigurazione, che apre uno squarcio nell'identità di colui del quale tra non molto si racconteranno i dolori. Seguiranno tre brani di Giovanni: la costruzione del nuovo tempio, successiva alla sua distruzione; l'innalzamento della croce, segno che parla di amore e di salvezza; l'ora del Figlio dell'uomo, che come il chicco di grano muore per produrre molto frutto.

Illuminato dal chiarore pasquale, il passaggio stretto della Quaresima predispone al grande incontro. È così che è nata ed è così che deve essere compresa. Una sintesi del suo messaggio si racchiude nella parola "penitenza". Non è attuale e non rientra nel vocabolario del politicamente corretto, eppure, se allarghiamo la visuale, riusciamo a coglierne l'esigenza. Essa comincia dal riconoscimento del peccato, che va confessato e non scusato; prosegue con la ricerca della purificazione, perché la sporcizia del cuore non è solo una metafora; dirige i nostri sguardi verso Cristo, che non è venuto per la morte ma per la vita.

La penitenza cristiana non è però fine se stessa, ha per principio l'amore e per meta la riconciliazione. Non si tratta quindi di svolgere delle pratiche, ma di ricollegare i fili spezzati, tra il cielo e la terra, e degli uomini tra loro. La scelta di Dio è impegnativa, per cui non ha senso digiunare o non bere, se non si è disposti a condividere il pane con l'affamato o ci si ubriaca di violenza; se si puliscono le mani con le abluzioni, senza disincrostarle dalla corruzione e da ciò che inquina le coscienze; se si sollevano preghiere sorde alle invocazioni di aiuto.

Abbiamo bisogno della Quaresima per guardarci dentro e scoprire le nostre fragilità; per liberarci dalla vanità delle cose e discernere ciò che veramente conta nella vita; per svegliarci dal sonno e riguadagnare la strada perduta. Abbiamo bisogno della Quaresima per vedere le offese che stanno avvelenando il mondo e cercare insieme la via dell'amicizia; per presentarci al Signore con cuore puro e tornare alla terra con l'umiltà degli artigiani che fabbricano la pace.

L'annuncio della Chiesa ha dei contenuti forti, e sarà avvilente per lei aver paura di pronunciarli per timore di perdere consensi. Abbiamo perciò bisogno della Quaresima anche per sentirle dire con coraggio parole come queste: «Convertitevi e credete al Vangelo!».