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BENEDETTO COLUI CHE VIENE Cielo e terra ora si toccano

24 Dicembre 2017

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di DON GIOVANNI TANGORRA

L'ultima domenica di Avvento mette al centro la figura di Maria. La conosciamo nei suoi privilegi, ma non possiamo dimenticare che è stata innanzitutto una giovane donna, con i suoi sogni, la sua fede e il suo amore. La mariologia ha certamente conosciuto delle esagerazioni ma Maria, come emerge dalla Scrittura e dalla Tradizione, ha in un certo senso obbligato i teologi a uscire dal maschilismo e declinare la storia della salvezza anche al femminile.

Il Vangelo la rappresenta in una delle scene che più hanno ispirato il genio artistico, l'annunciazione: da Giotto al Beato Angelico, Leonardo, Botticelli e Simone Martini. Tuttavia il dipinto più affascinante resta l'originale di san Luca, che la tradizione ha voluto fosse pittore, proprio per lo stile artistico dei suoi racconti. La cornice storica, cara al terzo evangelista, dice l'essenziale su tempi, luoghi e protagonisti. Nazaret era un villaggio assente nelle cartine geografiche, ed è qui, in un gioco di contrasti con la Roma dei Cesari, che è collocata la cerimonia di apertura del disegno cristiano. Il primo personaggio che incontriamo è lei: Maria.

Le informazioni personali sono scarne, si dice solo detto che è vergine e promessa sposa a un uomo di nome Giuseppe, ma lentamente, con pennellate attente al dettaglio, l'evangelista riesce a ritrarre tutta la sua dignità nella realizzazione dell'avvento messianico. Il saluto dell'angelo cattura i colori dell'ambientazione: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». Il titolo "piena di grazia" (kecharitomene) è il più alto che si possa trovare nella Scrittura, e indica un dono ricevuto in vista di una missione singolare, quella di essere stata scelta come madre del salvatore: «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù».

Dopo l'annuncio è Maria a prendere la parola, mostrando la maturità di chi prende la decisione da sola, e spingendo l'angelo a darle spiegazioni su scelte già fatte in precedenza, come il suo proposito verginale. Nel racconto parallelo, anche Zaccaria aveva sollevato obiezioni all'annuncio della nascita del Battista, ma le sue domande avevano il sapore dell'incredulità, quelle di Maria cercano invece una rassicurazione. Nelle due situazioni l'angelo reagisce diversamente: con Zaccaria punendo, con Maria spiegando e invitandola a credere anche nell'impossibile.

Siamo al punto finale, il quadro raggiunge la sua massima intensità e la situazione pare rovesciarsi: ora è l'angelo che vive l'avvento di una risposta, di un sì al quale neanche Dio potrà opporsi. Al termine, esso giunge, con tutto l'amore possibile: «Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola». In una linea di confine che sembrava essersi turbato, l'eccomi getta un bagliore di luce, e diventa il punto d'incontro di due avventi, quello di Dio e quello dell'uomo.

All'angelo che la proclama "piena di grazia", Maria risponde dichiarandosi "serva del Signore". Il cielo esalta, la terra si umilia, ma il risultato è il loro contatto. La Chiesa ha in Maria il proprio modello e dunque il dovere di specchiarsi in lei. Dovrebbe perciò chiedersi se è pronta a dare la stessa generosa risposta del servizio, per generare Cristo nel cuore degli uomini, o se invece sceglie la via del potere.

***

La liturgia vespertina di questa domenica lascerà il posto al Natale del Signore. C'è qualcosa di unico in questa ricorrenza, anche se il suo autentico significato sta scivolando via, come i ricordi che scolorano nel tempo.

Eppure, se continua ad accendere tante sensazioni, vuol dire che ha lasciato un'impronta indelebile, anche nel frastuono del consumismo. Si dovrebbe tornare bambini per comprenderlo, come Dio, che pure è colui di cui non riusciamo a pensare uno più grande. Ci sarà un motivo perché non riusciamo a sottrarci alla memoria: per istinto di conservazione, perché essa contiene le nostre informazioni genetiche, perché l'eterno non può darsi che come reminiscenza. C'è naturalmente memoria e memoria. Quella del Natale è una memoria liberatrice, per questo ogni suo ritorno non è mai una pura ripetizione.

I vangeli del Natale danno respiro alla memoria. La vigilia del vespro si affida al racconto di Matteo, che risveglia la genealogia dei padri, intrecciando una catena di vite in attesa della nascita di un figlio, cui è dato «il nome di Emmanuele, che significa "Dio con noi"». Nella messa della notte, Luca riveste la memoria natalizia con il lieto annuncio della salvezza: «Non temete. Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore». Gli uditori del messaggio sono i poveri e gli umili, coloro che sanno cosa vuol dire attendere un salvatore. Li vediamo pronti alla ricerca, nel vangelo dell'aurora: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento». La messa del giorno ci trasporta sulle vette del prologo giovanneo. Sono così alte da far venire le vertigini, eppure non è verso il cielo che è diretto lo sguardo bensì verso la terra: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto».

Questo giorno segni per noi il risveglio di una memoria perduta, restituendoci chi unisce a un tempo la nascita di Dio e la nascita dell'uomo. «La distruzione della memoria non è, per caso, un provvedimento tipico dei regimi totalitari? Contro i cinici moderni del potere politico e tecnocratico sta la memoria di Gesù Cristo. Essa non basa la sua forza pericolosa e liberatrice su nessuna potenza che si imponga alla potenza della verità e dell'amore, quale è apparso in Cristo. E infine essa non può appellarsi ad altri alleati che non siano i pensieri trasognati, le idee scartate, oppresse e combattute, le attese inadattate e ribelli, le speranze mortalmente minacciate dagli uomini, ma questo le deve bastare» (Johann Baptist Metz).