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Il voto in Sicilia, termometro del Paese

08 Novembre 2017

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di MARINELLA V. SCIUTO
Vicepresidente nazionale del Meic

Le osservazioni sugli esiti della consultazione elettorale siciliana che seguono sono il frutto di considerazioni disincantate di una cittadina elettrice votante.

Ancora una volta, come già avvenuto nel 2012, si potrebbe dire che a vincere sia stato il partito del non voto, tenuto conto della misura, quanto mai preoccupante, dell'astensionismo che ha toccato oltre il 53%. Anche nel municipio romano di Ostia, chiamato a rinnovarsi nella stessa giornata del 5 novembre, si è assistito al medesimo fenomeno di fuga dal voto. Come è stato notato, in Sicilia "la foto di sistema restituisce uno schema ancora tripolare ma sbilanciato fortemente a sfavore del Pd dopo la scissione dell'estate scorsa e uno spostamento a destra che forse anticipa una tendenza nazionale" (M. Franco su La Repubblica). L'esito delle elezioni siciliane induce a ritenere che la contesa politica sarà da qui in avanti tra il centrodestra, con la buona affermazione di Forza Italia, passata dal 12,9 % del 2012 al 16,4% (primo partito della coalizione), e i Cinquestelle che si sono rivelati il primo partito dell'isola con una percentuale di consensi assai significativa, pari al 26,7% (prevalendo con percentuali tra il 37,9% e il 43,1%, nelle province di Siracusa, Ragusa, Enna, Agrigento e Trapani), doppiando il Pd e distanziando di oltre 10 punti Forza Italia.

Colpisce che la lista del candidato del centrosinistra, il rettore di Palermo, Fabrizio Micari, ottenga un risultato inferiore di 6 punti rispetto a quello della sua coalizione, fenomeno che gli analisti riconducono al surplus di consensi attribuito a Giancarlo Cancelleri rispetto ai voti di lista (34,6% a fronte del menzionato 26,7%). La possibilità del voto disgiunto previsto per le elezioni siciliane giova a spiegare il fenomeno.

Comunque sia, a fronte di un risultato del centrosinistra, evidenziato come deludente, non può non evidenziarsi che il Pd ha nella odierna tornata elettorale ottenuto un risultato, pari al 13,2%, non distante dall'esito della omologa tornata delle regionali del 2012, quando aveva ottenuto il 13,4% e non aveva patito le "scissioni" degli ultimi mesi che hanno prodotto la candidatura di Claudio Fava per la coalizione che vede Mdp, Sinistra Italiana e altre formazioni minori.

Fava non ha realizzato il "sorpasso", auspicato a sinistra, del candidato renziano Micari, attestandosi  sul 6,2% di voti quale candidato presidente, e ottenendo una percentuale di voti di lista, pari al 5,3%, che gli consentirà, dopo 9 anni, superando il quorum del 5%  richiesto dal sistema elettorale siciliano, di entrare nella prestigiosa sala d'Ercole del Palazzo dei Normanni di Palermo, sede dal 1130 del Parlamento siciliano.

L'esito della tornata elettorale siciliana del 2017 potrebbe forse aprire nuovi scenari di dialogo all'interno dello schieramento di sinistra in vista delle politiche del 2018.

Certo, non sono mancate ulteriori soprese: rimane fuori Alternativa Popolare del siciliano Alfano, mentre fa ingresso all'ARS la Lega del milanese Matteo Salvini, o meglio la formazione "Noi con Salvini", risultante dalla combinazione tra Lega e Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, con il 9% dei risultati ottenuti a Catania. Sta forse nascendo un nuovo asse politico Sud-Nord che poggia sulla piena attuazione del regime di autonomia, patrimonio storico della Sicilia dal 1946 e modello per altre forme di autonomie previste dalla cornice istituzionale della nostra Costituzione?

Alla luce dei risultati dello scrutinio, il neo neopresidente, espressione dell'area geografica catanese, Nello Musumeci, dalla lineare e salda storia politica alla spalle, già presidente della Commissione Regionale antimafia, sostenuto particolarmente da Meloni e Salvini, potrà contare su un voto di lista del 40%, inferiore comunque al risultato complessivo delle cinque liste che lo hanno sostenuto (che hanno raggiunto il 42,3%). La traduzione in seggi delle percentuali di voto comporta che il nuovo Presidente della Regione potrà contare, su un totale di 70 seggi, solo su 36 a fronte dei 34 che spetteranno all'opposizione, con uno scarto che è innegabilmente assai risicato e che potrebbe preludere a possibili convergenze di forze dell'area del centrosinistra, in primis Sicilia Futura dell'ex ministro Totò Cardinale. Vedremo.

Ancora una volta la Sicilia si rivela termometro affidabile della temperatura politica del nostro Paese e impone alla classe politica un mutamento di rotta che deve registrare un impegno ad elevare la qualità del dibattito politico, troppo spesso svilito da linguaggi e comporamenti rozzi e volgari, che sia all'altezza della gravità dei problemi che restano da risolvere, in Sicilia e nel resto del Paese.