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ORISTANO Fine vita, una riflessione necessaria

24 Febbraio 2017

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di LUISANNA USAI

Non è facile affrontare una tematica sensibile sul piano politico, etico, esperienziale come quella del fine vita, mantenendo pacatezza di toni e disponibilità all'ascolto e al dialogo. È accaduto invece sabato 18 febbraio, in occasione del convegno Fine vita. Una riflessione necessaria organizzato dal MEIC di Oristano, con il patrocinio della Diocesi e la collaborazione del Centro Servizi Culturali UNLA. Introdotti da una serie di domande cruciali poste dal moderatore Stefano Mele, bioeticista, si sono confrontati esperti di diversi ambiti  e sensibilità, quali monsignor Ignazio Sanna, teologo e arcivescovo di Oristano, il prof. Luciano Eusebi, penalista, il dott. Gualtiero Atzei, medico palliativista, l'on Maria Amato, medico e componente della XII Commissione affari Sociali ,che sta ultimando la stesura di una Proposta di legge unificata sul fine vita che a brevissimo arriverà alla discussione in aula alla Camera dei deputati.

Tale testo, è stato chiarito dalla relatrice, riguarda il tema del consenso informato e quello della Dichiarazione Anticipata di Trattamento, mentre esclude la tematica dell'eutanasia.

Il primo articolo, riferendosi a principi espressi negli art. 2,13 e 32 della Costituzione e agli art. 1,2 e 3 della Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e volere ha il diritto di rifiutare qualsiasi accertamento  diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico ; può inoltre revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento, ivi incluse la nutrizione e l'idratazione artificiali. La Dichiarazione può essere sempre modificata, ma , i n ogni caso, non è ammesso l'abbandono terapeutico. Sono assicurati il coinvolgimento del medico di famiglia e l'erogazione delle cure palliative. Un apposito comma stabilisce che il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura.

Quanto a minori, persone interdette o inabilitate, il consenso informato è garantito da figure di riferimento quali genitori, tutori o curatori.

Le Disposizioni Anticipate di Trattamento  saranno uno strumento che consentirà a maggiorenni, capaci di intendere e di volere, in previsione di una futura incapacità, di esprimere le proprie convinzioni e preferenze riguardo a trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali, indicando un fiduciario che ne faccia le veci e si relazioni con il personale sanitario, il cui incarico, però, può essere revocato in qualsiasi momento. Le DAT impegneranno il medico al rispetto di quanto in esse indicato.

Su questi temi è intervenuto anche il prof. Eusebi, che ha messo in guardia da un uso non corretto dei termini giuridici, che possono compromettere l'efficacia stessa della legge. In particolare, però, ha segnalato che le DAT saranno uno strumento efficace se redatte insieme al medico che, solo, può avere competenza nel valutare e suggerire le disposizioni più idonee per il paziente. Attenzione dunque a non ridurre il medico stesso a mero esecutore, e promozione di un'alleanza medico-paziente che vada verso la tutela del malato, anche del più debole. A questo proposito il giurista ha segnalato il rischio che la società eserciti indebite pressioni nei confronti del malato incurabile o dei suoi familiari e che si alimenti quella cultura dello scarto che potrebbe portare a richiedere la sospensione della cura quando ci si senta ormai inutili o di peso.

Nella discussione, come già nelle parole di mons. Sanna e della stessa on. Amato, si è ribadito più volte che, a fronte di una così grande responsabilità affidata ai medici, è più che mai necessario che al personale medico sia fornita una formazione adeguata nel campo della bioetica e delle cure palliative.

Il tema delle cure palliative, presente nella proposta di legge, è stato ripreso e approfondito dal dott. Atzei, che nella lunga esperienza come responsabile dell'Associazione Gigi Ghirotti, ne ha sperimentato l'efficacia nel miglioramento della qualità della vita del paziente terminale. È una medicina non antitetica a quella di cura, che però "si prende cura" del malato. Ci si  occupa soprattutto dei sintomi dolorosi attraverso l'apporto di operatori che agiscono non secondo una struttura gerarchica, piramidale, come negli ospedali, ma ponendo il malato al centro di un ideale cerchio, verso cui confluiscono le diverse professionalità.

L'INTERVISTA AL VESCOVO DI ORISTANO MONS. SANNA SUL TESTAMENTO BIOLOGICO