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"Partiamo dal Centro" - Lettera pastorale alla santa Chiesa di Andria

16 Settembre 2017

Mansi

Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Andria, l’idea del titolo mi è venuta dalla locandina che è stata preparata dall’Uffi cio Diocesano di Pastorale Giovanile, che convocava i giovani della Diocesi per la Giornata della Gioventù a Canosa, con l’ambizioso slogan: “Ci vediamo al Centro”. L’itinerario della mia riflessione si è così sviluppato a partire dalla parola “Centro”, scritto con la maiuscola.

Mi sono accorto che, dopo aver declinato per un anno intero in ogni modalità possibile il tema della “Chiesa dalle porte aperte”, possiamo e dobbiamo prendere tutti, come punto di non ritorno, il fatto che la nostra è e deve essere sempre più nelle convinzioni, nelle prassi e ad ogni livello, una Chiesa dalle porte aperte.

Per dare continuità al nostro cammino di Chiesa, ho voluto anche rileggere i vari materiali dello scorso Convegno diocesano, soprattutto le relazioni dei gruppi di studio, dove anche i laici hanno con serietà e responsabilità dato il proprio contributo di studio e di proposta. Vorrei qui ricordare che le sintesi, molto ben fatte, sono pubblicate sul numero di novembre 2016 del nostro periodico “Insieme”.

Ho visto anche che sono lì presenti tante suggestioni che 6 conservano ancora tutta la loro carica innovativa a livello di programmi concreti che, a questo punto, non competono più al vescovo ma a tutti gli operatori pastorali, in primis i Parroci. E vorrei dirvi a riguardo, non aspettatevi dal Vescovo “norme”, direttive, che vadano al concreto. Queste sono decisioni che competono alle realtà locali: parrocchie, zone pastorali. Gli incontri periodici di questi organismi (riunioni dei ministri ordinati, consigli pastorali…) servono a questo, a elaborare nella concretezza legata alle affinità territoriali, prassi e scelte concrete condivise che siano, ovviamente, la pratica applicazione di quanto elaborato dal Convegno, il tutto in un clima di piena comunione tra di voi e col Vescovo che certamente farà sue, conferendo la sua autorevolezza, le decisioni prese in un clima, come si diceva, di autentica comunione. Alcune decisioni penso comunque che vadano prese quanto prima, mi riferisco ad esempio ad una ri-definizione dei confini territoriali di diverse parrocchie. Ci sono evidenti sproporzioni.

A breve sarà costituita una commissione “ad hoc”. E penso pure che sarà necessario ripensare al numero delle parrocchie, alcune sono tanto piccole da non avere nemmeno una completa articolazione dell’azione pastorale in ogni suo ambito. Però, mentre riflettevo su tutto questo, mi sono accorto pure che era all’orizzonte un serio pericolo: quello di scadere in un attivismo che alla fine privilegia solo il “fare”. Molto opportunamente, parlando con qualcuno di voi è venuta fuori l’icona evangelica di Marta e Maria. Siamo tentati di dare le migliori nostre energie nel fare le “Marte”, dimenticando proprio quello che Gesù disse a Marta. Lei protestava perché la sorella Maria si era messa ai piedi di Gesù mentre lei, come dice il vangelo, era tutta presa dai molti servizi. 
E Gesù: “Una sola è la cosa necessaria, Maria si è scelta la parte migliore”.

Perciò occorre porci con serietà alcune domande fondamentali: Qual è per noi la parte migliore? Qual è il Centro da cui dobbiamo partire per attraversare le porte ormai aperte? E per andare dove? E a far che cosa? Non c’è bisogno di complicati ragionamenti per dire subito che il Centro è il Signore Gesù, crocifisso e risorto, vivente nella Chiesa, nella nostra Chiesa, attraverso la sua Parola, la sua Presenza sacramentale e la sua amorevole azione caritativa.

Così questa lettera pastorale vuole essere innanzitutto una calda esortazione a tutti, carissimi fratelli e sorelle dell’amata Chiesa di Andria, a riscoprire questo Centro, il Cristo benedetto, come il primo e più grande amore della nostra vita.
E naturalmente non solo riscoprirlo, ma soprattutto a porci domande forti su com’è la nostra relazione con Lui, se e quanto tempo noi trascorriamo con Lui, se amiamo stare con lui a lungo ad ascoltarlo, a godere della sua beatificante presenza, se e quanto Lui è presente nell’abitare il nostro tempo, le nostre giornate, le nostre scelte di vita e le stesse nostre programmazioni pastorali.

C’è un passaggio breve ma intenso del Vangelo di Marco dove si dice, parlando della chiamata dei Dodici, che Gesù «Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli - perché stessero con lui e per mandarli a predicare, con il potere di scacciare i demoni » (Mc 3,14-15). Prima dell’andare come inviati del Signore, prima del fare, c’è dunque lo stare con Lui. È questo stare con Lui che motiva, sostiene e sostanzia l’andare. È vero, in questo brano l’evangelista Marco parla espressamente dei Dodici, ma nessuno ci vieta di estendere le riflessioni possibili che ne derivano a tutto il corpo ecclesiale, o quanto meno a tutti coloro che, a vario titolo, in collaborazione con i Pastori: Diaconi, Presbiteri e Vescovo, operano pastoralmente nella Chiesa e a nome di essa: Catechisti, Membri di Associazioni e Gruppi ecclesiali, Movimenti...

I momenti della riflessione che intendo offrirvi sono i seguenti:

1. La relazione personale con il Signore: l’ascolto della Parola, la preghiera nelle sue varie forme e dimensioni.
2. La relazione comunitaria con il Risorto: la Liturgia cuore pulsante della vita e della missione della Chiesa.
3. La relazione dei discepoli con gli uomini: un mondo da amare e da servire con lo stile di Gesù, senza dimenticare che siamo legati alla direzione di marcia che ci dà il Papa:

La Famiglia e i Giovani.

3.1: La famiglia
3.2: I giovani